Una bara nera sfilata per le strade di Francia è diventata il simbolo di una protesta che unisce ambientalisti e associazioni dei consumatori. Il bersaglio è la fine del supporto a Windows 10, prevista da Microsoft per ottobre 2025, una scadenza che secondo i promotori rischia di trasformarsi in un enorme spreco di risorse.
La contestazione non riguarda l’idea di aggiornare un sistema operativo, ma le conseguenze pratiche di questa scelta. Con i requisiti di Windows 11, milioni di computer ancora perfettamente funzionanti non potranno essere aggiornati e finiranno per essere sostituiti non perché guasti, ma perché esclusi dal nuovo software.
Windows 10 e la protesta contro l’obsolescenza programmata
Per le organizzazioni coinvolte, tra cui Zero Waste France e Stop Planned Obsolescence, il punto centrale è proprio l’obsolescenza programmata. Quando un PC resta valido sul piano hardware ma viene reso meno utile dal passaggio a un nuovo sistema, il costo non è solo economico: è anche ambientale. Secondo i dati richiamati nella campagna, produrre un singolo laptop richiede circa 800 kg di materie prime, una cifra che rende evidente l’impatto potenziale di un rinnovo forzato su larga scala.
Non sorprende quindi che la petizione lanciata in Francia abbia già raccolto 50.000 firme. L’obiettivo è chiedere a Microsoft di estendere il supporto a Windows 10 fino al 2030, offrendo più tempo a utenti, famiglie e aziende per organizzare una transizione meno impattante. La richiesta nasce anche da una considerazione pratica: molti dispositivi usati ogni giorno nelle case e negli uffici non sono vecchi in senso assoluto, ma solo incompatibili con i requisiti tecnici del nuovo sistema.
La spinta politica verso alternative più sostenibili
La vicenda ha assunto anche una dimensione politica. Il governo francese ha espresso l’intenzione di ridurre la dipendenza dalle tecnologie statunitensi, guardando a Linux come possibile alternativa. Una scelta che richiama l’esperienza della Danimarca e si inserisce in un dibattito più ampio sulla sovranità digitale e sulla durata reale degli strumenti informatici.
Non mancano però i precedenti poco incoraggianti. Il caso di Monaco di Baviera, che dopo anni di adozione di Linux è tornata a Windows, ricorda che la migrazione verso altri sistemi non è semplice e richiede tempo, formazione e supporto tecnico. Tuttavia, in Francia cresce l’idea che il software non debba imporre il cambio dell’hardware ogni pochi anni, soprattutto quando i computer in uso restano ancora efficienti.
ESU di Microsoft: una soluzione utile ma limitata
Microsoft propone il programma ESU, cioè Extended Security Updates, per continuare a ricevere aggiornamenti di sicurezza anche oltre la fine ufficiale del supporto. È una soluzione parziale, spesso temporanea e a pagamento, che per i privati dura in genere solo un anno e per le piccole imprese può diventare rapidamente onerosa. In altre parole, è un tampone, non una risposta strutturale al problema.
Proprio per questo la protesta francese ha trovato eco oltre i confini del Paese: la questione non riguarda soltanto Windows 10, ma il modo in cui il mercato tecnologico gestisce il ciclo di vita dei dispositivi. Se il software decide quando un computer smette di essere considerato attuale, il rischio è di alimentare rifiuti, costi e dipendenza da upgrade non sempre necessari.











