Una VPN dovrebbe aumentare la privacy, non diventare un altro strumento di raccolta dati. Eppure un’analisi citata da Proton VPN punta il dito contro molte app mobili che, oltre a creare un tunnel cifrato, integrerebbero tracker e funzioni di profilazione.
Il tema è delicato perché la fiducia in una VPN è totale: l’utente le affida il proprio traffico per nascondere l’IP, limitare la visibilità sul web e proteggersi sulle reti pubbliche. Se però il software raccoglie informazioni aggiuntive, il vantaggio promesso rischia di ridursi molto.
VPN e tracker: il problema della privacy nelle app mobili
Secondo i dati diffusi da Proton VPN, oltre il 70% delle app analizzate conterrebbe almeno un tracker e una parte di queste arriverebbe persino a trattare dati di geolocalizzazione. Il punto non è solo tecnico, ma anche di trasparenza: un servizio nato per proteggere la riservatezza non dovrebbe spingersi a osservare più del necessario.
Una VPN nasconde l’indirizzo IP reale al sito visitato e al provider Internet, ma l’app installata sullo smartphone resta pur sempre un programma con accesso al sistema operativo. Se integra librerie di analytics, advertising o crash reporting, può raccogliere segnali come modello del dispositivo, operatore, tipo di connessione e identificatori pubblicitari.
Questo non significa automaticamente che ogni dato venga usato in modo scorretto. Significa però che la presenza di componenti terzi amplia la superficie di raccolta e rende più complesso capire cosa accada davvero dietro le quinte.
Perché i dati di posizione sono così sensibili
Tra gli aspetti più controversi emersi nell’indagine c’è la localizzazione. Alcune app VPN, sempre secondo Proton, richiederebbero o raccoglierebbero dati GPS pur non avendone bisogno per stabilire il tunnel. In teoria, il protocollo VPN necessita di indirizzi di rete, chiavi crittografiche e server di uscita; la posizione precisa dell’utente non è un requisito generale.
Esistono casi in cui un’app può usare la geolocalizzazione per suggerire server più vicini o automatizzare alcune funzioni, ma resta legittimo chiedersi se serva davvero l’accesso alla posizione esatta. In molti scenari, una stima approssimativa basata sull’IP sarebbe già sufficiente.
Come scegliere una VPN più affidabile
Il nodo centrale è il modello di business. Una VPN gratuita deve comunque sostenere costi di server, banda, sviluppo e assistenza, quindi può finanziare il servizio con abbonamenti premium, pubblicità o accordi commerciali. Proprio per questo conviene leggere con attenzione chi controlla il servizio, dove ha sede e se pubblica audit indipendenti sulla politica no-log.
Anche le autorizzazioni richieste dall’app meritano attenzione: una VPN che chiede accesso alla posizione, ai contatti o al microfono dovrebbe spiegare in modo chiaro il motivo. Infine, il codice sorgente aperto è un buon segnale, ma non basta da solo a garantire sicurezza o assenza di raccolta dati. La trasparenza tecnica resta il criterio più utile per distinguere una VPN realmente orientata alla privacy da una che lo è solo a parole.







