La verifica dell’età online, così come viene proposta in molti paesi, potrebbe trasformarsi in un cambiamento profondo per la navigazione in rete. Secondo Andy Yen, fondatore e CEO di Proton, l’obbligo di dimostrare la propria età rischia infatti di segnare la fine dell’anonimato online, con conseguenze pesanti per la privacy degli utenti.
Il punto centrale non riguarda solo la protezione dei minori, tema su cui esiste un consenso diffuso, ma il modo in cui questo controllo viene realizzato. Quando una piattaforma deve raccogliere documenti d’identità, selfie e persino dati biometrici, aumenta inevitabilmente il volume di informazioni sensibili conservate nei database. E ogni archivio di questo tipo può diventare un obiettivo prezioso per i criminali informatici o un rischio in caso di errori tecnici e vulnerabilità.
Verifica dell’età online e rischi per la privacy
Yen sostiene che la preoccupazione dei genitori sia legittima: l’accesso dei più giovani a contenuti per adulti e ambienti poco controllati è un problema reale. Tuttavia, secondo la sua analisi, questa paura viene spesso usata per introdurre sistemi di verifica sempre più invasivi, affidati alle stesse aziende che traggono profitto dalla raccolta e dalla gestione dei dati degli utenti.
Il caso dell’intrusione nei sistemi di Discord viene citato come esempio concreto di quanto possa essere fragile un’infrastruttura chiamata a custodire informazioni estremamente delicate. Se un database contiene copie di documenti di identità, immagini del volto o altri elementi biometrici, un eventuale attacco può trasformarsi in una violazione molto più seria di una semplice fuga di credenziali. In gioco non c’è soltanto l’accesso a un servizio, ma l’esposizione di identità reali e permanenti.
Proton osserva inoltre che nemmeno gli enti pubblici dovrebbero essere considerati automaticamente affidabili. La Commissione europea ha presentato un’app per la verifica dell’età, che in Italia sarà disponibile tramite IT-Wallet, ma secondo il CEO dell’azienda la dimostrazione dei rischi è arrivata subito: il sistema sarebbe stato violato in pochi minuti. Un episodio che, al di là dei dettagli tecnici, rafforza il timore di una raccolta centralizzata di dati troppo sensibili.
Controlli sul dispositivo e non sui server remoti
La proposta avanzata da Yen è più restrittiva e, allo stesso tempo, più prudente: la verifica dell’età dovrebbe essere limitata ai siti per adulti e, in parte, ai social media, ma andrebbe eseguita direttamente sul dispositivo dell’utente e in forma cifrata, senza inviare documenti a un server remoto. In questo modo, almeno in teoria, si ridurrebbe il rischio di creare enormi archivi centralizzati pronti a essere violati.
Il CEO di Proton teme però che la direzione presa da alcuni attori del settore sia opposta. Meta, ad esempio, spingerebbe per un controllo a livello di app store o sistema operativo, e non della singola applicazione. Una scelta che, secondo Yen, servirebbe anche a spostare altrove la responsabilità, rendendo più difficile individuare chi debba rispondere in caso di problemi o abusi.
Dal controllo dei minori alla schedatura di massa
Il rischio più ampio, nella lettura di Proton, è che la verifica dell’età si trasformi da misura eccezionale a pratica universale. Oggi viene presentata come uno strumento per proteggere i minori, ma domani potrebbe essere richiesta a tutti gli adulti per accedere a servizi, piattaforme o contenuti sempre più numerosi. In questa prospettiva, l’identificazione continua degli utenti non sarebbe più un’eccezione, ma la norma.
Yen arriva persino a ipotizzare usi ancora più preoccupanti in contesti autoritari. In alcuni paesi, come la Cina, un sistema simile potrebbe essere impiegato per individuare soggetti indesiderati, tra cui giornalisti, dissidenti e altre persone considerate scomode. Per questo la verifica dell’età, se progettata senza adeguate garanzie, potrebbe aprire la strada a una vera e propria schedatura di massa, con effetti difficili da reversare una volta che il modello fosse diventato parte dell’infrastruttura digitale quotidiana.
La sfida, dunque, non è negare la necessità di proteggere i più giovani, ma farlo senza compromettere i diritti fondamentali degli adulti. Trovare un equilibrio tra sicurezza e riservatezza sarà decisivo per evitare che una misura nata con finalità difensive si trasformi in un sistema di controllo permanente.











