Un microchip per controllare lo stato di salute dei militari

Ricordate il film “Salto del buio”, quello in cui il protagonista viene miniaturizzato e  iniettato, per errore, nel corpo di un uomo?
Era il 1987 e tutto questo era fantascienza.
Ma se invece di uno scienziato nel nostro corpo fosse impiantato un microchip che controlli il nostro stato di salute?


Presentata a marzo la proposta, il Pentagono ripropone oggi l’impianto di un microchip per monitorare lo stato di salute di alcuni soldati.
Per i militari infatti le malattie rappresentano, più delle ferite riportate, la causa di impossibilità a combattere; individuare in tempo utile le malattie consentirebbe un immediato intervento e soprattutto aprirebbe nuove strade alla ricerca scientifica.

Pentagono
Un’idea simile risulta già in lavorazione all’Università di Stanford, dove un gruppo di ricercatori sta prevedendo l’invio nel sangue di microscopiche particelle che hanno il compito di comunicare eventuali infezioni e malattie e di rilasciare farmaci e sostanze curative.
Ovviamente una notizia del genere ha mobilizzato la stampa e l’opinione americana: Katherine Albrecht, autrice di Spychips, teme che questo possa essere solo il primo passo verso un controllo radicale, smisurato e fuori controllo degli esseri umani, senza contare che l’impianto di microchip ha causato tumori in alcuni animali.
Tecnologia avanzata si, ma con giusta misura.




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