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Truffe con chatbot AI: Microsoft avverte su phishing e malware

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ChatGPT

La popolarità dei chatbot AI sta attirando sempre più l’attenzione dei cybercriminali. Microsoft ha individuato diverse campagne malevole che sfruttano nomi noti come ChatGPT, Claude e DeepSeek per indurre gli utenti a cliccare su link fraudolenti, scaricare software infetto o inserire credenziali in pagine contraffatte.

Le tecniche osservate vanno dal phishing al malvertising, fino a operazioni di manipolazione SEO pensate per far emergere repository e siti malevoli nei risultati di ricerca. L’obiettivo finale è sempre lo stesso: rubare dati, compromettere account e, in alcuni casi, installare malware capace di esfiltrare informazioni sensibili.

Chatbot AI nel mirino: le truffe individuate da Microsoft

Secondo Microsoft, una delle campagne più efficaci ha sfruttato il nome di ChatGPT con oltre 100.000 email di phishing inviate in un solo giorno. Il messaggio sembrava provenire da OpenAI e avvisava l’utente della necessità di aggiornare il metodo di pagamento entro sette giorni per continuare a usare ChatGPT Plus. Dopo vari reindirizzamenti, la vittima arrivava a una pagina che richiedeva dati personali e informazioni della carta di credito.

Un secondo caso ha preso di mira gli utenti di Claude con una falsa comunicazione relativa a una presunta violazione dei termini di servizio. L’email invitava a consultare un PDF allegato per avviare una procedura di appello. Il documento conteneva un link che apriva una finta pagina di login Microsoft: qui, con una tecnica adversary-in-the-middle, i criminali intercettavano i token di autenticazione e ottenevano l’accesso all’account.

Phishing, malvertising e falsi repository GitHub

Le altre due campagne descritte da Microsoft puntano soprattutto sulla distribuzione di malware. In un caso, su alcuni siti di streaming veniva promosso un presunto plugin chiamato Awesome AI Windows, presentato come utile per la riproduzione gratuita di video e film pirata. Il download portava a un file eseguibile ospitato su GitHub, poi rimosso, che installava Vidar, un noto infostealer in grado di sottrarre numerosi dati dal dispositivo.

La stessa infrastruttura è stata usata anche in una campagna legata all’annuncio di DeepSeek V4. In questo scenario, i cybercriminali hanno creato un repository falso e lo hanno promosso con tecniche SEO e tramite i social media, così da renderlo più visibile agli utenti interessati al nuovo servizio. Anche in questo caso il pacchetto distribuiva Vidar, insieme a GhostSocks, un tool capace di trasformare il computer in un proxy residenziale.

Come difendersi da queste minacce

Le indicazioni più importanti sono semplici ma decisive: diffidare delle email che chiedono azioni urgenti, controllare con attenzione il dominio dei mittenti e non inserire mai credenziali o dati di pagamento da link ricevuti via messaggio. È utile anche verificare sempre l’origine di app, plugin e repository prima di scaricare qualsiasi file, soprattutto quando promettono funzioni troppo allettanti o contenuti gratuiti fuori contesto.

Microsoft ricorda inoltre che i cybercriminali sfruttano sempre più spesso la fiducia riposta negli strumenti AI e nei brand più noti. Per questo serve un’attenzione costante, sia quando si riceve una comunicazione apparentemente ufficiale, sia quando una ricerca sul web restituisce risultati sponsorizzati o pagine ottimizzate in modo sospetto. In questi casi, la prudenza resta la miglior difesa.

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CEO e fondatore del sito Chiccheinformatiche. Appassionato da anni all’informatica, è un programmatore esperto con la passione per le novità e gli aggiornamenti. Diplomato presso l’ITIS, vanta la realizzazione di software e applicazioni per computer e dispositivi mobili. Con una comprovata esperienza nell’ambito dei sistemi di rete, è esperto anche in hardware e installazioni di network. Oltre all’informatica ha un’altra grande passione, il calcio, che coltiva allenando una squadra di categoria dilettante con enormi soddisfazioni.

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