Ricevere una chiamata commerciale da un’azienda con cui non si è mai avuto alcun rapporto potrebbe diventare molto più raro, almeno in Francia. Dal 11 agosto 2026 entra infatti in vigore una riforma che ribalta il telemarketing tradizionale: non sarà più il consumatore a dover dire no, ma l’impresa a dover dimostrare di avere un consenso valido prima di chiamare.
Il passaggio è netto: si abbandona la logica dell’opt-out, basata su registri di opposizione come Bloctel, e si passa a un vero sistema di opt-in. In pratica, il silenzio del cittadino non basta più a giustificare un contatto commerciale.
Telemarketing e opt-in: cosa cambia in Francia
La nuova disciplina francese impone che il consenso sia esplicito, verificabile e conservato nel tempo. L’autorizzazione alla chiamata può valere al massimo un anno e il consumatore può revocarla in qualsiasi momento, anche verbalmente, senza formalità eccessive.
Per le imprese che effettuano telemarketing, questo significa dover gestire archivi molto più rigorosi. Non basterà avere una lista di numeri: per ogni contatto serviranno prove sull’origine del consenso, sulla sua durata e sull’eventuale revoca. La DGCCRF ha inoltre indicato un periodo minimo di conservazione delle prove pari a tre anni.
Più limiti, più sanzioni, più tutele
L’opt-in non elimina gli altri paletti già previsti in Francia. Le telefonate commerciali restano consentite solo in fasce orarie precise, dal lunedì al venerdì, e non possono superare un certo numero di tentativi nel corso del mese. Se il consumatore interrompe la conversazione, l’operatore deve fermarsi e non ricontattarlo.
Anche le sanzioni sono rilevanti: possono arrivare fino a 75.000 euro per le persone fisiche e 375.000 euro per le persone giuridiche. Nei casi più gravi, soprattutto quando sono coinvolti soggetti fragili, possono esserci conseguenze anche penali. In più, un contratto concluso dopo una chiamata irregolare può essere dichiarato nullo.
E in Italia? Il caso luce e gas anticipa il futuro
Anche in Italia qualcosa si è mosso, ma solo per un settore specifico. Dal 19 giugno 2026 è vietato il contatto telefonico non richiesto per proposte commerciali di energia elettrica e gas. Qui il principio è simile a quello francese: il professionista deve poter dimostrare quando e come ha ottenuto il consenso, oppure che è stata la stessa persona a chiedere il contatto tramite canali riconducibili all’azienda.
Fuori da luce e gas, invece, resta centrale il quadro generale fondato su privacy, consenso e Registro pubblico delle opposizioni. Per questo molti osservatori guardano alla riforma francese come a un possibile modello per il futuro. L’idea di estendere l’opt-in a tutto il telemarketing, magari affiancandolo a SPID e CIE per concludere i contratti a distanza in modo più sicuro, potrebbe ridurre in modo drastico le contestazioni e le attivazioni non richieste.
In sintesi, la direzione sembra chiara: meno chiamate indesiderate, più trasparenza e prove più solide per chi vende. Se il sistema funzionerà, potrebbe segnare davvero la fine delle classiche telefonate spam che continuano a disturbare milioni di utenti.







