SSD: diventano più piccoli e più veloci, e anche più capienti

Si sa che una catena è resistente quanto l’anello più debole, e l’interfaccia Sata rappresenta ormai proprio uno di questi anelli deboli. Finora i dati venivano trasferiti dall’hard disk alla Ram e viceversa, con una velocità di 6 Gbit/s. I moderni SSD sono più veloci, e anche la Ram sarebbe in grado di gestire più dati se solo non dovesse fare i conti con la connessione Sata troppo lenta. La soluzione al problema, però, pare sia il nuovo standard Sata Express. Il Sata Express combina la normale interfaccia Serial Ata con la porta Pci-E.

In aggiunta, il nuovo protocollo accelera i dati, consentendo fino a 16 Gbit/s di velocità. Sulle nuove schede madri potrebbero essere montati due tipi di connessioni: i vecchi hard disk si collegheranno alla porta Sata Express tramite adapter e i nuovi Ssd direttamente alla porta Pci-E. Le indicazioni della Serial Ata International Organization prevedono entrambe le soluzioni. Le specifiche ufficiali verranno pubblicate la prossima estate; i primi dispositivi con interfaccia Sata Express dovrebbero essere disponibili, al più presto, per gli acquisti di Natale.

Già oggi, però, è possibile incrementare la velocità: alcuni Ssd, per esempio il RevoDrive di Ocz, si presentano sotto forma di schede e possono essere collegati allo slot Pci Express. In questo caso il protocollo di riferimento è sempre quello del vecchio Sata, ma le schede risultano più veloci dei normali Ssd

Su una scheda Ssd si trovano più chip da 20 nanometri. Queste le nuove dimensioni delle strutture per gli Ssd che Intel e Micron hanno presentato lo scorso anno.

Questa caratteristica permette di dare maggiore compattezza agli Ssd che, però, potrebbero anche ingrandirsi in termini di capacità. Un disco allo stato solido da 2,5″ per notebook può ospitare fino a 2 Tb di dati. Gli attuali Ssd a 25 nanometri non raggiungono nemmeno la metà della capacità.

La produzione di massa dei dischi a 20 nm ha già preso il via per quasi tutti i produttori. I modelli per server sono stati già annunciati, mentre quelli per le applicazioni consumer saranno disponibili a partire dall’estate.

Per la fine dell’anno Intel dovrebbe mettere in commercio il primo Ssd da 1 Tb di capacità, nel frattempo i prezzi degli Ssd a 25 nm diminuiranno.

Già oggi è possibile fare qualcosa in questa direzione: sono sempre di più i produttori che offrono hard disk Hdd con una piccola cache Ssd in cui vengono salvati i dati utilizzati più frequentemente, come il sistema operativo. La velocità reale del trasferimento di tutti gli altri dati non è più veloce di un normale Hdd, mentre la velocità percepita è sicuramente più elevata.

 




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