I numeri ufficiali di AgID e del Ministero dell’Interno raccontano una sfida ancora aperta sull’identità digitale in Italia. Da un lato c’è SPID, ormai entrato nelle abitudini di milioni di cittadini; dall’altro la CIE, che cresce con ritmo sostenuto e punta a diventare sempre più centrale.
Oggi il distacco tra i due strumenti resta evidente, soprattutto se si guarda agli accessi ai servizi pubblici online. SPID continua a essere la porta più usata per entrare in app e portali della PA, dal fisco alla scuola, dalla sanità ai Comuni. La carta elettronica, però, sta recuperando terreno e i dati più recenti mostrano un’accelerazione concreta.
SPID e CIE: i dati ufficiali sull’identità digitale
Secondo le rilevazioni disponibili, nel 2026 SPID dovrebbe chiudere l’anno con circa 1,24 miliardi di accessi, in lieve crescita rispetto al 2025. Non si tratta di un boom, ma nemmeno di un arretramento. Il dato più interessante è che chi ha già SPID continua a usarlo con regolarità, trasformandolo in uno strumento quotidiano per molte operazioni online.
La CIE, invece, mostra un trend più rapido. Negli ultimi tredici mesi gli accessi online effettuati con carta d’identità elettronica sono triplicati. I documenti attivati hanno superato quota 65,7 milioni, segno di una diffusione ormai ampia tra gli italiani. A favorirne l’uso ci sono anche strumenti più semplici, come l’app CieID e l’autenticazione da smartphone.
Perché SPID continua a dominare
Il successo di SPID va letto anche alla luce del periodo in cui è esploso: tra 2020 e 2021, complice la spinta di Cashback, Green Pass, bonus e servizi digitali legati alla pandemia, moltissimi cittadini hanno richiesto le credenziali. Da allora il sistema è entrato nella routine di chi usa con frequenza i servizi pubblici online.
Negli anni successivi, però, il ritmo delle nuove identità è rallentato. Una parte della popolazione aveva già attivato SPID, mentre alcuni gestori hanno introdotto formule a pagamento per certi servizi, elemento che potrebbe aver favorito un maggiore interesse verso la CIE. Resta comunque un fatto: oggi SPID è ancora lo strumento più usato per accedere alla PA digitale.
La CIE può davvero sostituire SPID?
La direzione politica sembra chiara: il Governo ha più volte indicato la carta d’identità elettronica come possibile fulcro dell’identità digitale futura. L’idea è semplice, perché la CIE è un documento pubblico già diffuso e presente nel portafoglio di milioni di cittadini.
Nella pratica, però, il passaggio non sarà immediato. Servono tempo, semplificazione e sistemi pubblici capaci di accompagnare gli utenti senza creare ostacoli. Per molti italiani l’identità digitale è un’abitudine concreta, il modo per scaricare un certificato, prenotare una visita o controllare una pratica da casa. Se il cambiamento sarà troppo complesso, la transizione rischia di rallentare. Oggi i numeri dicono che SPID resta in testa, ma la crescita della CIE potrebbe cambiare gli equilibri nei prossimi mesi.







