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Riparabilità smartphone e laptop: chi guida e chi resta indietro

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La riparabilità di smartphone e laptop è diventata un criterio decisivo per chi vuole acquistare un dispositivo destinato a durare nel tempo. Il report Failing the Fix 2026 del PIRG Education Fund prova a misurare, con parametri concreti, quanto sia semplice intervenire su un prodotto quando si guasta. I risultati mostrano una distanza netta tra marchi molto popolari e produttori meno noti ma più attenti alla manutenzione. Tra ricambi, documentazione tecnica e accesso agli strumenti, emergono differenze che possono cambiare davvero la vita utile di un dispositivo.

Riparabilità smartphone: la classifica del report 2026

Per gli smartphone il report utilizza i punteggi europei EPREL, che valutano la facilità di riparazione. In questo scenario Samsung ottiene un D, mentre Apple scende a un D-, restando vicino alla soglia minima prevista dal sistema.

La graduatoria prende in esame 105 modelli e non si limita a un giudizio generico. Pesano la disponibilità dei pezzi di ricambio, il costo delle parti, la presenza di manuali tecnici, il supporto software e la complessità delle operazioni più comuni, come la sostituzione della batteria.

In cima alla classifica si distingue Motorola, che raggiunge un B+ e risulta il produttore con smartphone più semplici da riparare. Google si colloca in una fascia intermedia con un C-, ma riesce comunque a superare Samsung, segno che anche tra i grandi marchi esistono approcci molto diversi alla progettazione.

Notebook: meglio degli smartphone, ma con differenze evidenti

Nel segmento laptop il report adotta l’indice francese di riparabilità. I punteggi medi risultano leggermente migliori rispetto agli smartphone, ma le distanze tra i produttori restano importanti e riflettono scelte progettuali non sempre favorevoli agli interventi tecnici.

Apple chiude ancora il gruppo dei principali brand con un C-, penalizzata soprattutto dalla difficoltà di smontaggio dei MacBook e dalla scarsa accessibilità ai componenti interni, spesso saldati o poco modulari. Samsung ottiene un B-, quindi una posizione più solida rispetto al comparto mobile.

In testa si trovano ASUS con un B+ e Acer con un B, due marchi che, secondo il report, offrono notebook più gestibili quando serve una riparazione. Interessante anche Lenovo, che passa da un F a un C grazie a progressi nelle linee ThinkPad, Yoga e Legion e a una maggiore trasparenza sui dati di riparabilità.

Le nuove regole UE e l’impatto sui rifiuti elettronici

Il report sottolinea che la riparabilità non dipende solo dal numero di viti o dalla facilità con cui si apre un dispositivo. Contano anche la qualità della documentazione, la durata degli aggiornamenti software, gli strumenti richiesti e il modo in cui i componenti sono integrati. Se tutto è incollato o saldato, anche un guasto semplice può diventare costoso da risolvere.

In Europa la pressione normativa sta aumentando. Dal 20 giugno 2025 sono entrate in vigore nuove regole che impongono etichette dedicate alla riparazione, una maggiore disponibilità di ricambi e un supporto software più lungo. Dal 2027, inoltre, su molti dispositivi scatterà l’obbligo di batterie removibili dall’utente.

Questi interventi puntano a ridurre gli e-waste e a prolungare la vita utile dei prodotti. Per chi acquista, la riparabilità diventa così un fattore da considerare insieme a prestazioni e design, perché un dispositivo facile da riparare è anche più sostenibile e meno esposto a una sostituzione precoce.

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CEO e fondatore del sito Chiccheinformatiche. Appassionato da anni all’informatica, è un programmatore esperto con la passione per le novità e gli aggiornamenti. Diplomato presso l’ITIS, vanta la realizzazione di software e applicazioni per computer e dispositivi mobili. Con una comprovata esperienza nell’ambito dei sistemi di rete, è esperto anche in hardware e installazioni di network. Oltre all’informatica ha un’altra grande passione, il calcio, che coltiva allenando una squadra di categoria dilettante con enormi soddisfazioni.

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