Negli ultimi giorni, il caso degli audio privati di Raoul Bova diffusi online ha infiammato i social e riempito le pagine dei giornali. Ma al di là della curiosità mediatica, una domanda importante (e spesso ignorata) riguarda la legalità della loro ricondivisione. Chi pubblica o rilancia questi contenuti rischia qualcosa? Spoiler: sì, e anche grosso.
Ricondividere gli audio di Raoul Bova è legale? La privacy e la tutela delle comunicazioni
Secondo l’ordinamento italiano, la conversazione privata – sia essa audio, chat o video – è protetta dalla Costituzione (art. 15) e da varie norme del Codice penale e civile. In particolare:
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Art. 615-bis c.p. (Interferenze illecite nella vita privata) punisce chi, senza consenso, registra o diffonde conversazioni altrui, anche se non è colui che le ha realizzate.
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Art. 617-septies c.p. vieta la diffusione fraudolenta di comunicazioni acquisite illecitamente.
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Anche il Garante per la Privacy considera la diffusione non autorizzata di contenuti privati una grave violazione, specialmente se i soggetti coinvolti non hanno dato il consenso alla pubblicazione.
In breve: pubblicare o condividere conversazioni private senza autorizzazione è illegale, anche se queste sono già state diffuse da altri.
“Ma l’ha pubblicato Corona, quindi posso condividerlo?”
No. Anche se un contenuto è già pubblico (es. in un podcast o su un blog), questo non lo rende automaticamente condivisibile senza rischi.
Chi riposta, retwitta, rilancia su TikTok o Instagram può rispondere a sua volta del reato di diffusione illecita di materiale privato, a maggior ragione se contribuisce ad amplificarne la visibilità. In alcuni casi, si può configurare anche il reato di diffamazione (art. 595 c.p.) se il contenuto lede la reputazione di una persona.
E se lo mando in privato su WhatsApp o Telegram?
Anche la condivisione privata è sanzionabile, soprattutto se avviene in gruppi numerosi o canali con molti membri. La giurisprudenza considera “pubblica” anche la comunicazione rivolta a un numero indeterminato o ampio di persone, anche se non è tecnicamente su un social.
Cosa si rischia?
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Penalmente: da 6 mesi a 4 anni per chi diffonde audio o video privati senza consenso, con aggravanti se ciò causa un danno alla vittima.
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Civilmente: si può essere citati per danni morali e patrimoniali, con richieste risarcitorie anche molto elevate.
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Blocco degli account: le piattaforme possono sospendere o chiudere i profili che violano le policy su privacy e contenuti sensibili.











