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Prompt injection in Google Fogli: il rischio per GPT

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Un normale foglio di calcolo può trasformarsi in un punto debole per la sicurezza aziendale. Il caso riguarda Google Fogli e l’integrazione GPT for Google Sheets, usata per analizzare dati, riassumere contenuti e automatizzare attività dentro Workspace.

Secondo una recente analisi, istruzioni nascoste in un documento possono influenzare il comportamento del modello AI e spingerlo, in alcuni casi, a far uscire informazioni verso server esterni. Non si tratta di una falla tradizionale, ma di un rischio più sottile che nasce dall’incontro tra contenuti, automazione e modelli linguistici.

Google Fogli e il rischio di prompt injection

Il problema emerge quando un agente AI legge un file che contiene prompt injection, cioè comandi occultati nel testo o nelle celle. In apparenza il documento sembra innocuo: una tabella con budget, ordini, note interne o report. Ma alcune istruzioni possono essere nascoste in punti poco visibili, con lo stesso colore dello sfondo o in aree secondarie del foglio.

Il modello, invece, non si ferma all’aspetto visivo e interpreta anche ciò che l’utente potrebbe non notare. Se l’integrazione è autorizzata a elaborare formule, modificare celle o accedere a documenti collegati, una semplice riga manipolata può diventare un comando operativo. È qui che il confine tra dato e istruzione si fa pericolosamente sottile.

Come i dati possono uscire dal foglio

La dinamica descritta dai ricercatori passa anche attraverso funzioni legittime di Google Fogli, come IMPORTXML, IMPORTDATA e IMAGE. Questi strumenti servono a recuperare contenuti da URL esterni o a mostrare risorse web direttamente nel documento, ma possono essere sfruttati in modo improprio se il foglio viene manipolato.

In uno scenario possibile, l’agente AI genera una formula che inserisce dati sensibili dentro un indirizzo web. Quando il foglio esegue la formula, parte una richiesta verso un dominio controllato dall’attaccante. In questo modo possono essere inviati nomi, codici interni, valori economici o altri dettagli riservati senza che l’utente se ne accorga subito.

Le difese da adottare in azienda

Per ridurre il rischio servono controlli tecnici e una maggiore attenzione operativa. Le aziende che usano strumenti AI in Google Fogli dovrebbero limitare le funzioni che possono avviare richieste verso l’esterno, filtrare le istruzioni nascoste e separare gli agenti dai documenti più sensibili. È utile anche chiedere conferma prima di operazioni delicate, come l’uso di formule con URL o l’esportazione di informazioni.

La lezione è chiara: un documento condiviso non è più solo un contenitore di dati, ma può diventare anche un veicolo di comandi. Per questo, in ambienti di lavoro in cui convivono AI e file collaborativi, la fiducia va misurata con molta più prudenza.

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CEO e fondatore del sito Chiccheinformatiche. Appassionato da anni all’informatica, è un programmatore esperto con la passione per le novità e gli aggiornamenti. Diplomato presso l’ITIS, vanta la realizzazione di software e applicazioni per computer e dispositivi mobili. Con una comprovata esperienza nell’ambito dei sistemi di rete, è esperto anche in hardware e installazioni di network. Oltre all’informatica ha un’altra grande passione, il calcio, che coltiva allenando una squadra di categoria dilettante con enormi soddisfazioni.

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