Gli attacchi di phishing contro WhatsApp e Signal non si sono fermati e, anzi, continuano a mettere nel mirino utenti comuni e figure istituzionali. Secondo le autorità, almeno due gruppi di cybercriminali russi starebbero sfruttando tecniche di ingegneria sociale per impadronirsi degli account e leggere le conversazioni private.
La minaccia è abbastanza seria da aver spinto l’FBI a intervenire con un avviso di sicurezza e con una ricompensa fino a 10 milioni di dollari per chi fornirà informazioni utili a identificare gli autori. Tra le vittime, infatti, ci sarebbero anche funzionari governativi, diplomatici, ricercatori e giornalisti, con migliaia di account già compromessi.
Phishing su WhatsApp e Signal: come funziona l’attacco
Le indagini sono partite dalle segnalazioni dell’intelligence danese, che già a marzo aveva individuato attività sospette. In seguito, l’FBI ha confermato l’origine russa dei gruppi coinvolti, identificati come UNC5792 e UNC4221. Il meccanismo è classico ma efficace: la vittima riceve un messaggio che segnala un presunto problema di sicurezza o un’attività anomala e viene invitata a cliccare su un link oppure a condividere un codice di verifica.
Da quel momento, i criminali possono prendere il controllo dell’account e associarlo a un dispositivo nelle loro mani. In questo modo riescono a intercettare chat e contatti, sfruttando la fiducia dell’utente e la rapidità con cui molte persone reagiscono quando credono che il proprio profilo sia in pericolo. È proprio questa pressione psicologica a rendere il phishing così insidioso.
Il trucco delle chiavi di ripristino nei backup di Signal
Nel caso di Signal, il metodo si è evoluto ulteriormente. L’FBI ha spiegato che i cybercriminali stanno sfruttando anche il tema delle chiavi di ripristino dei backup, con un finto supporto tecnico che induce l’utente a compiere azioni apparentemente legittime. Dopo aver creato un backup delle conversazioni precedenti, la vittima riceve un ulteriore messaggio che parla di un errore di sincronizzazione e di una possibile perdita dei dati.
A quel punto viene chiesto di incollare la chiave di ripristino in chat, consegnando di fatto ai truffatori l’accesso alla cronologia dei messaggi. Per difendersi, gli utenti dovrebbero rigenerare una nuova chiave nelle impostazioni di Signal, così da bloccare l’accesso ai backup futuri e ridurre il rischio di compromissione.
Perché l’allerta è così importante
Il fatto che nel mirino finiscano anche profili istituzionali mostra quanto questi attacchi siano mirati e potenzialmente dannosi. Non si tratta solo di sottrarre un account: l’obiettivo è ottenere informazioni riservate, tracciare reti di contatti e, in alcuni casi, compromettere comunicazioni sensibili. Per questo il Dipartimento di Stato ha deciso di offrire un premio molto alto, nella speranza di raccogliere elementi decisivi sulle identità e sulle posizioni dei responsabili.
Per gli utenti, la lezione è chiara: diffidare dei messaggi urgenti, verificare sempre l’autenticità delle richieste e non condividere mai codici di sicurezza o chiavi di recupero. Su servizi come WhatsApp e Signal, la prudenza resta la prima difesa contro attacchi che puntano più sulla manipolazione psicologica che sulla forza tecnica.












