Nuove campagne di phishing stanno sfruttando un meccanismo legittimo di Microsoft per ingannare gli utenti e sottrarre l’accesso agli account. I ricercatori di Kaspersky hanno individuato una tecnica che punta a rendere credibile la richiesta di accesso, spingendo la vittima a inserire un codice senza sospettare nulla.
Il rischio è concreto perché il trucco non si basa su errori grossolani o su siti improvvisati, ma su una procedura che molti conoscono e usano regolarmente. Proprio per questo è importante capire come funziona l’attacco e quali segnali osservare per non cadere nella trappola.
Phishing Microsoft: il falso codice dispositivo
Il sistema di autenticazione con codice dispositivo viene usato quando si deve accedere a un servizio da dispositivi che non hanno tastiera o browser tradizionali, come alcune smart TV o stampanti. In questi casi viene mostrato un codice o un QR code da completare tramite smartphone o PC, così da autorizzare il login in modo semplice e rapido.
Secondo Kaspersky, i cybercriminali hanno sfruttato proprio questa dinamica per lanciare una campagna di phishing mirata. L’attacco parte con un’email che sembra provenire da uno studio legale e contiene un allegato PDF protetto da password. Dopo aver inserito la password indicata nel messaggio, la vittima viene indirizzata verso una pagina con un pulsante che invita a richiedere un codice di accesso.
Una volta cliccato il pulsante, viene generata una richiesta valida verso i server Microsoft. A quel punto l’utente, convinto di completare una normale verifica, inserisce il codice nella pagina di autenticazione e senza accorgersene autorizza l’accesso ai criminali informatici.
Come avviene il furto dell’account
Il punto critico di questa tecnica è che la richiesta appare legittima e può sembrare parte di una procedura di sicurezza reale. In realtà, il codice inserito dalla vittima permette agli aggressori di entrare nell’account e di accedere a email, file archiviati su OneDrive, conversazioni di Teams e altri dati personali.
La truffa diventa ancora più insidiosa perché il token di accesso può restare valido per un periodo limitato e il dispositivo può inviare nuove richieste automatiche per mantenere la sessione attiva. In questo modo gli aggressori hanno più tempo per sfruttare l’account compromesso e raccogliere informazioni utili.
Come proteggersi dal phishing
La regola fondamentale è non inserire mai codici ricevuti via email o messaggio se non si è avviata personalmente una procedura di autenticazione. Qualsiasi richiesta inattesa deve essere considerata sospetta, soprattutto se arriva dopo aver aperto allegati o cliccato su link presenti in una comunicazione non verificata.
Un altro controllo utile è osservare con attenzione gli indirizzi web prima di procedere: passando il mouse sui collegamenti si può spesso notare la presenza di un dominio fasullo affiancato a quello vero di Microsoft. Verificare la provenienza delle email, diffidare dei file protetti da password e interrompere subito l’operazione in caso di dubbi sono passi semplici ma decisivi per ridurre il rischio di subire un furto dell’account.











