Spesso sul social network twitter vengono pubblicate molte informazioni che a volte non sono vere, ora arriva uno strumento che aiuta a scovare le bugie: si chiama Pheme ed è un software a cui stanno lavorando ricercatori europei.
Pheme promette di rivoluzionare Twitter attraverso la catalogazione delle notizie false o inesatte in quattro costoni: speculazione, controversia, informazione sbagliata e disinformazione
Pheme mette in fila anche le fonti per valutare lo loro autorevolezza: esperti, giornalisti, testimoni oculari, cittadini comuni. Il software esamina il background della fonte e la sua storia (i post pubblicati in passato) per individuare gli account Twitter creati esclusivamente per diffondere false informazioni.
Incrociando questi dati Pheme rimanda il risultato ad un programma visuale (dashboard) per capire anche l’andamento delle conversazioni su una determinata notizia.
L’ambito di ricerca è quello degli algoritmi semantici che processano le frasi, cercando di identificarne il significato. In Italia un progetto simile e chiamato Fact checking è stato creato dalla fondazione Ahref di Trento. E’ stato sperimentato durante la campagna elettorale per le elezioni politiche del 25-26 febbraio 2013.
Passava in disamina tutte le dichiarazioni di rilevanza pubblica. Simile il fine ma molto diverse le modalità. L’approccio non era algoritmico, come Pheme, ma sociale: erano gli stessi utenti, attraverso dei documenti di prova, ad aumentare la reputazione di un utente e quindi a quantificare la veridicità di un fatto.
Il progetto è ispirato dal lavoro del professor Rob Procter dell’Università di Warwick dal nome Reading the Riots, che esaminò il boom di rumors su Twitter dopo le proteste a Londra del 2011, che esplosero a seguito della morte di un giovane di colore per mano della polizia locale.
Che ne pensate?











