Impadronirsi con la forza del cellulare altrui, anche se è quello della vostra ragazza o della vostra ex per “perquisire” il contenuto degli sms (magari a caccia di prove di tradimento) è reato! Lo ha stabilito in una sentenza la cassazione.
Con il verdetto 11467 della Seconda sezione penale, la Suprema Corte – allarmata per le violenze che molte donne subiscono quando mettono fine a una relazione – ricorda che
L’instaurazione di una relazione sentimentale fra due persone appartiene alla sfera della libertà e rientra nel diritto inviolabile all’autodeterminazione fondato sull’articolo 2 della Costituzione, dal momento che non può darsi una piena ed effettiva garanzia dei diritti inviolabili dell’uomo (e della donna) senza che sia rispettata la sua libertà di autodeterminazione
La Cassazione, inoltre, insiste nel rilevare che
la libertà di autodeterminazione nella sfera sessuale comporta la libertà di intraprendere relazioni sentimentali e di porvi termine”, e nessuno può avanzare “la pretesa” di “perquisire” i cellulari altrui per cercare ‘prove’ di nuove o preesistenti relazioni. Pasquale C. aveva cercato di difendersi sostenendo che la sua rapina non era stata “ingiusta” perché voleva solo “dimostrare al padre della sua ex fidanzata, attraverso i messaggini telefonici, i tradimenti perpetrati dalla figlia
In sintesi nessuno può pretendere di “perquisire” i cellulari altrui per individuare prove di un’eventuale relazione. Il diritto alla riservatezza è primario rispetto alla curiosità di un partner geloso. I giudici ritengono che la violazione di questa sfera personale si configura come “ingiustizia del profitto morale”.












