La pubblicità su ChatGPT non è più soltanto un’ipotesi: OpenAI ha iniziato a costruire una piattaforma dedicata agli inserzionisti, con l’obiettivo di rendere il servizio più sostenibile nel tempo. Gli abbonamenti premium, da soli, non bastano a coprire i costi di un prodotto usato da milioni di persone, e la monetizzazione tramite advertising diventa così una scelta strategica. La novità interessa sia le aziende che vogliono gestire le campagne in autonomia, sia quelle che preferiscono affidarsi a partner specializzati. L’idea è offrire un sistema più semplice e vicino alla logica dei motori di ricerca, ma integrato nell’esperienza conversazionale dell’intelligenza artificiale.
Pubblicità su ChatGPT: la nuova mossa di OpenAI
Con questa apertura, OpenAI prova a trasformare ChatGPT in un ecosistema capace di generare entrate anche oltre gli abbonamenti. La piattaforma introdotta per gli inserzionisti include strumenti di gestione pensati per monitorare l’andamento delle campagne, con un modello CPC, cioè cost-per-click, molto familiare a chi già investe in digital advertising.
Le inserzioni saranno mostrate all’interno delle chat in modo riconoscibile, ma non invasivo. L’obiettivo è distinguere chiaramente il contenuto sponsorizzato dalla conversazione, mantenendo però una coerenza con il tema trattato dall’utente. Se, per esempio, una persona chiede informazioni su recinzioni, potrebbe vedere un annuncio pertinente, segnalato come Sponsored e collegato a un marchio o a un e-commerce.
Il progetto vede già coinvolte realtà importanti del settore come Adobe, Criteo, Kargo, Pacvue e StackAdapt, con la possibilità che altre aziende si aggiungano in seguito. La fase di test avviata nei mesi scorsi ha evidentemente fornito segnali incoraggianti, spingendo OpenAI a compiere un passo più deciso verso la commercializzazione della piattaforma.
Un modello simile a Google, ma dentro una chat AI
Il paragone con Google è immediato: anche in questo caso la pubblicità viene proposta in relazione all’intento dell’utente, ma il contesto cambia profondamente. Qui non si parla di una pagina di risultati, bensì di una conversazione con un assistente AI, dove l’annuncio si inserisce in modo visualmente separato ma semanticamente vicino alla richiesta formulata. È una formula che potrebbe rendere gli spot più utili e meno fastidiosi rispetto ai formati tradizionali.
Dal punto di vista economico, i segnali iniziali sembrano positivi. Secondo le informazioni diffuse, le prime settimane di prova avrebbero già prodotto ricavi intorno ai 100 milioni di dollari in circa un mese e mezzo. Numeri significativi, che confermano quanto il mercato possa essere interessato a un canale pubblicitario legato a ChatGPT.
Gli obiettivi economici di OpenAI fino al 2030
La visione di OpenAI, però, va ben oltre il breve periodo. L’azienda punta a raggiungere 2,5 miliardi di dollari nell’anno in corso e addirittura 100 miliardi entro il 2030. Una crescita di questa portata servirebbe non solo a sostenere ChatGPT, ma anche a finanziare altri progetti industriali e infrastrutturali già avviati.
Tra questi c’è Stargate, l’iniziativa legata alla costruzione di data center, che richiederà investimenti enormi. In questo quadro, la pubblicità su ChatGPT rappresenta molto più di una semplice funzione aggiuntiva: è uno dei tasselli chiave con cui OpenAI prova a costruire un modello di business solido, scalabile e capace di reggere l’espansione dell’intelligenza artificiale nei prossimi anni.











