Dopo avervi parlato della prima applicazione PORNO per Google Glass, il gigante di Mountain View è corso ai ripari cambiando le regole per gli sviluppatori e ponendo il veto alle applicazioni con contenuti sessuali.
Questo cambio immediato dei criteri di privacy da parte di Google si è reso necessario “per colpa” dall’app Tits&Glass, “la prima applicazione porno per Google Glass” grazie alla quale sbirciare e condividere foto e video sessualmente espliciti. Il riscontro degli utenti per questa app è stato caloroso, 10mila visitatori unici per il sito web in un giorno.
Secca la risposta di Google:
Non accettiamo contenuti Glassware che contengano nudità, raffigurazioni di atti sessuali o materiale sessualmente esplicito. Google segue una politica di tolleranza zero nei confronti della pedopornogragia. Se verremo a conoscenza di contenuti pedopornografici provvederemo a contattare le autorità appropriate e a eliminare gli Account Google delle persone coinvolte nella loro distribuzione.
MiKandi, la casa produttrice dell’app porno, mette le mani avanti, dice ai suoi fan di non temere, presto i suoi sviluppatori riusciranno a introdurre le modifiche necessarie a distribuire Tits and Glass senza paura di alcun veto. Ma probabilmente, dovranno aspettare che Google si conceda di essere meno apprensivo nei confronti della sua nuova e ancora indifesa creatura.
Vedremo.
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Se davvero Google ha usato la parola “pedopornografia” ha commesso un evidente errore di grossolanità. “Pedopornografia” e “Pornografia”, infatti, sono due mondi separati da anni luce. Il primo, bandito fortunatamente non solo da loro ma da ogni contesto, riguarda i pedofili che andrebbero eliminati non da Google ma dalla faccia della terra. Il secondo coinvolge al contrario il 90% della popolazione e bandirlo è una scelta commerciale assolutamente lecita ma non implica necessariamente la condanna morale del settore. Confondere le due cose purtroppo tradisce il fatto che chi interviene lo fa senza una vera conoscenza dei fatti.