Una giornalista italiana è finita al centro di un inquietante caso di deepfake: il suo volto è stato digitalmente clonato e utilizzato in un video virale in cui appariva mentre promuoveva pillole anti-vaccino, ovviamente mai approvate e parte di una truffa online.
Il video, diffuso su Facebook e altri social, mostrava un falso intervento televisivo in cui la giornalista – in realtà un’alterazione digitale del suo volto e della sua voce – sponsorizzava un prodotto contro i vaccini, citando anche presunte collaborazioni con medici e autorità sanitarie. Tutto, ovviamente, inventato.
Come funziona la truffa: deepfake, social e clickbait
Il volto della giornalista Silvia Sacchi e della farmacologo Silvio Garattini sono stati utilizzati in un video deepfake per promuovere teorie anti-vaccino e vendere una pillola no vax online. Lo schema della truffa è noto e Fanpage.it lo racconta ormai da mesi. I profili di personaggi noti e e giornalisti vengono clonati per sponsorizzare prodotti e promuovere teorie del complotto.
Il meccanismo è ormai noto ma sempre più perfezionato: si prende il volto noto di un personaggio pubblico e lo si inserisce, tramite l’intelligenza artificiale, in un contesto fittizio e manipolato. I deepfake sono oggi così realistici da ingannare facilmente anche gli utenti più attenti.
Nel caso in questione, la truffa ha sfruttato la popolarità della giornalista per dare credibilità a un prodotto “miracoloso” anti-vaccino. I contenuti sono stati sponsorizzati tramite pagine Facebook false, con link a siti esterni dove si invitavano gli utenti ad acquistare il prodotto o a registrarsi con i propri dati personali.
Le conseguenze e la denuncia: un pericolo per la democrazia e l’informazione
Oltre al danno d’immagine, la giornalista ha denunciato l’episodio alla Polizia Postale e ha segnalato i contenuti alle piattaforme coinvolte. Ma il problema è più ampio: siamo davanti a un nuovo livello di disinformazione, dove la manipolazione visiva e vocale crea falsi sempre più credibili.
Si tratta di un allarme concreto per il mondo dell’informazione, già provato da fake news e campagne di discredito. I deepfake rischiano di minare ulteriormente la fiducia nelle fonti ufficiali, creando caos e confusione tra verità e finzione.
Cosa possiamo fare: educazione digitale e strumenti di verifica
Contro questa nuova forma di truffa, è fondamentale educare gli utenti al riconoscimento dei contenuti manipolati, affidarsi solo a fonti autorevoli e utilizzare strumenti per verificare la provenienza e l’autenticità dei video.
Piattaforme come Meta (Facebook e Instagram) stanno implementando strumenti per individuare i deepfake, ma la responsabilità è anche individuale: segnalare contenuti sospetti, non condividere video non verificati e mantenere un approccio critico sono le armi migliori.











