L’autorità irlandese per i media ha avviato due indagini nei confronti di Meta per verificare una possibile violazione del Digital Services Act. Al centro dell’attenzione c’è un tema che riguarda da vicino milioni di utenti: la reale possibilità di scegliere un feed non algoritmico su Facebook e Instagram.
Secondo la Coimisiún na Meán, infatti, l’esperienza d’uso delle piattaforme potrebbe nascondere ostacoli progettati per rendere più difficile l’accesso all’opzione cronologica. In altre parole, l’attenzione degli investigatori si concentra su eventuali dark pattern, cioè soluzioni di design che spingono le persone a restare dentro il sistema di suggerimenti basato sulla profilazione.
Meta e il feed non algoritmico sotto la lente del DSA
Il Digital Services Act impone alle grandi piattaforme online di offrire sempre un’alternativa al feed costruito dagli algoritmi. Gli utenti devono poter scegliere, in qualunque momento, una visualizzazione cronologica dei contenuti, senza che questa opzione sia nascosta o resa inutilmente complicata. Per il regolamento europeo, non basta che la funzione esista: deve anche essere facilmente accessibile e davvero utilizzabile.
L’autorità irlandese ritiene che Meta possa aver violato gli articoli 25.1 e 27.3 del DSA. Il punto contestato è proprio la presunta presenza di un’interfaccia ingannevole o manipolativa, capace di scoraggiare l’utente dal modificare il proprio feed. In questo scenario, il problema non sarebbe solo tecnico, ma anche di trasparenza e correttezza nel modo in cui vengono presentate le scelte.
La Coimisiún na Meán ha ricordato che i sistemi di raccomandazione possono avere effetti dannosi, soprattutto quando propongono con insistenza contenuti sensibili o potenzialmente pericolosi. Il rischio maggiore, secondo l’ente, riguarda bambini e giovani, che possono essere esposti con più facilità a materiali inappropriati o a dinamiche di coinvolgimento poco sane.
Perché i dark pattern sono al centro dell’indagine
I cosiddetti dark pattern sono particolarmente rilevanti quando si parla di piattaforme molto grandi, perché possono influenzare in modo significativo le decisioni dell’utente. Se un’impostazione è nascosta nei menu, resa poco chiara o proposta in modo da sembrare meno conveniente rispetto all’alternativa algoritmica, la libertà di scelta risulta di fatto limitata. Ed è proprio questo il tipo di comportamento che il DSA intende prevenire.
Nel caso di Meta, le verifiche riguarderanno quindi non soltanto la presenza del feed cronologico, ma anche il modo in cui Facebook e Instagram ne rendono possibile l’attivazione. La domanda chiave è se le impostazioni siano davvero accessibili oppure se l’interfaccia sia progettata per mantenere gli utenti nel sistema basato sulla profilazione dei dati personali.
Le possibili conseguenze per Meta
Se le violazioni venissero confermate, Meta potrebbe andare incontro a una sanzione fino al 6% delle entrate globali annuali. Si tratterebbe di una conseguenza pesante, coerente con l’impianto sanzionatorio previsto dal DSA per le piattaforme che non rispettano gli obblighi di tutela degli utenti e di correttezza dell’interfaccia.
Dal canto suo, un portavoce dell’azienda di Menlo Park ha dichiarato che sono già state introdotte modifiche sostanziali ai processi e ai sistemi interni per rispettare gli obblighi normativi, aggiungendo che Meta collaborerà con la Coimisiún na Meán per condividere i dettagli del lavoro svolto.
La vicenda arriva dopo un altro intervento della Commissione europea, che a fine aprile aveva stabilito l’assenza di misure idonee a impedire l’iscrizione ai minori di 13 anni. Il quadro che emerge è quello di un controllo sempre più attento sulle grandi piattaforme, chiamate a dimostrare non solo conformità formale, ma anche un reale rispetto della libertà di scelta degli utenti.











