Una videocamera indossabile può fare molto più che registrare ciò che vede. Può osservare una scena, capire chi c’è davanti all’utente, valutare le relazioni tra le persone e decidere quali momenti abbiano abbastanza rilevanza da essere conservati come foto o video. È questa la direzione delineata da Meta in una nuova pubblicazione brevettuale che sta già facendo discutere.
Il documento, intitolato “Smart Cameras Enabled by Assistant Systems”, descrive un sistema in cui smart camera, assistente AI e dati provenienti da un social network collaborano per attribuire un significato a ciò che l’utente sta guardando. Il risultato assomiglia più a una memoria visiva automatica che a una semplice action cam.
Meta, gli occhiali AI e il riconoscimento delle persone
Nel brevetto, la videocamera indossabile non si limita a catturare immagini. L’assistente può riconoscere i volti presenti nel campo visivo, interpretare espressioni e movimenti, comprendere dove si concentra l’attenzione dell’utente e stabilire quali soggetti siano più importanti in base alle relazioni sociali note. In altre parole, non tutte le persone osservate vengono trattate allo stesso modo.
La logica è semplice da immaginare: in una festa con molte persone, il sistema potrebbe sapere che una presenza è il coniuge dell’utente, altre sono amici stretti e altre ancora sono semplici conoscenti. Di conseguenza, un sorriso, un gesto o uno scambio di sguardi tra soggetti rilevanti potrebbe diventare un contenuto da salvare automaticamente, mentre il resto resterebbe fuori dall’archivio dei momenti significativi.
Una memoria visiva che seleziona da sola i ricordi
Il brevetto mostra un’architettura in cui il dispositivo comunica con server, archivi dati e sistemi collegati al social network. L’assistente AI usa queste informazioni per dare un peso diverso alle persone nella scena e generare raccolte personalizzate di momenti salienti, i cosiddetti highlight.
Un altro elemento centrale è l’eye tracking: la direzione dello sguardo aiuta il sistema a capire quale soggetto stia attirando davvero l’attenzione di chi indossa gli occhiali. Così la selezione non dipende solo dalla presenza di una persona, ma anche dal comportamento, dal contesto e dall’interesse percepito in tempo reale.
Il nodo della privacy e il precedente NameTag
Il problema, però, è evidente: in uno scenario del genere la privacy non entra in gioco soltanto quando parte la registrazione. Prima ancora di salvare una foto o un video, il sistema può aver già analizzato volti, espressioni, movimenti e relazioni per decidere cosa meriti di essere conservato. Anche chi non compare mai in un file finale potrebbe essere stato comunque elaborato dall’AI.
Il tema è ancora più delicato perché Meta aveva già mostrato interesse per il riconoscimento facciale sugli smart glasses. A giugno 2026 era emerso un sistema interno, chiamato NameTag, poi rimosso dall’app Meta AI dopo le polemiche. Il brevetto pubblicato ad agosto non prova che queste funzioni arriveranno davvero sui prodotti commerciali, ma conferma che l’azienda sta studiando in modo approfondito come combinare riconoscimento delle persone, dati sociali e assistenza AI. E questo basta già a riaccendere il dibattito su consenso, minimizzazione dei dati e limiti delle videocamere indossabili.







