L’Unione europea tasserà i giganti tecnologici (google, facebook, amazon, apple) sulle entrate locali

Il ministro dell’economia francese Bruno Le Maire ha annunciato in un’intervista al Journal du Dimanche che si sta discutendo del nuovo modello fiscale europeo per i giganti della tecnologia. Il piano verrà svelato nelle prossime settimane, precisamente verso la fine di marzo.

Di cosa di tratta? Avete mai sentito parlare della web tax? Cerchiamo di capirne di più circa questo provvedimento che la UE si appresta ad introdurre.

Tremano Google, facebook e Apple

Ecco cosa ha dichiarato il ministro:

Nelle prossime settimane, verrà emanata una direttiva europea. Sarà un considerevole passo in avanti. Il range dell’aliquota varierà tra il 2% e il 6%, saremo più vicini al 2% che al 6%.

I colossi del web americani come ad esempio Google, Amazon, Apple e Facebook tremano. Si perchè, almeno fino ad ora, le loro entrate (e quindi le loro tasse) passavano attraverso l’Irlanda, il Lussemburgo, i Paesi Bassi e altri paesi con una bassa tassazione sulle società. A volte il denaro finisce addirittura nelle Bermuda o nella piccola isola di Jersey.

Mentre tutti i colossi affermano che è perfettamente legale tutto ciò, nel corso del tempo è diventato un argomento controverso tra i paesi europei. Tutti questi colossi generano oltre un miliardo di dollari di entrate in Europa, ma non pagano quasi nulla in tasse.

Ecco perché i ministri dell’economia europea hanno voluto trovare un modo per tassarli in modo corretto e facile da attuare. E Le Maire ha confermato che l’Europa esaminerà le entrate complessive dei giganti tecnologici di ciascun paese e li tasserà in base a tale cifra.

Irlanda e Lussemburgo contro il provvedimento

Al momento, Italia, Germania, Francia e Spagna sono tra le prime nazioni europee a spingere in direzione di questa riforma fiscale. Secondo gli stati i colossi americani pagano troppo poco in relazione ai ricavi ottenuti nelle principali nazioni europee.

Ovviamente, a remare contro questa legge, sono le nazioni più “fiscalmente permissive”, come l’Irlanda e il Lussemburgo. Ovviamente è piuttosto chiaro il motivo.

Questi paesi cosidetti “paradisi fiscali” fungono da veri e propri centri di raccordo per gli investimenti di tali aziende e una eventuale direttiva europea rischierebbe di danneggiare gravemente le loro economie, visto che con questi ricavi ci “vivono”.

La Commissione europea, comunque, sembra intenzionata ad andare avanti con questa “tassa” e presenterà la sua proposta normativa per l’introduzione a livello Ue della web tax il 21 marzo prossimo.

Si parla, come detto, di una tassazione tra il 2 e il 6%. Nella lunga intervista fatta al ministro dell’economia francesce il giornalista ha chiesto anche se non ritenesse troppo bassa la percentuale da far pagare a questi giganti del web.

Il ministro ha cosi risposto:

Preferisco una tassa applicabile molto velocemente a trattative interminabili.

Il messaggio è chiaro: se inseriamo una tassa “bassa” non ci fanno causa e quindi accettano di pagare. Viceversa, se la UE dovesse introdurre una tassa molto alta probabilmente i colossi americani farebbero causa e con i tempi della giustizia potrebbero passare anni.




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