La Cassazione dice no all'annullamento della tassa di concessione governativa!

Ormai era diventato uno slogan, soprattutto in quest’ultimo periodo in cui sono fioccate le promozioni degli operatori per i contratti inerenti gli smartphone; ma ci ha pensato la Corte di Cassazione ad emettere una sentenza definitiva sulla Tassa di Concessione Governativa.

La storia lunga e tortuosa ebbe inizio nel 2003, quando il decreto legislativo n.259 ha sostituito il regime di concessione governativa con il regime concorrenziale, fornendo così agli operatori di sollevare i clienti dal pagamento della tassa sugli apparecchi radiomobili.

La sentenza a distanza di quasi 9 anni chiude la questione ed obbliga così il pagamento di 12,91 € mensili per le utenze business e di 5,16 € per le private.

Ovviamente, come potete immaginare, questa notizia ha sollevato moltissime proteste: secondo il Codacons, la tassa è illegittima: inizialmente spettava alle società telefoniche per l’utilizzo della frequenza, poi venne addebitata agli intestatari dei contratti in quanto il “cellulare” rappresentava un bene di lusso.

Nonostante le sentenze delle Commissioni tributarie del Veneto e di Perugia abbiano affermato l’illegittimità della tassa, la Cassazione ha emesso una sentenza che annulla i precedenti.

Ciò che mantiene viva la speranza, è il caso di risarcimento ordinato dalla Commissione Tributaria di Foggia, che lascia pensare ad un possibile annullamento della tassa in futuro e un suo risarcimento retroattivo come richiesto dal Codacons.




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