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La bufala dei portachiavi con microchip torna su WhatsApp e Facebook: il falso comunicato ASCOM

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Negli ultimi giorni sta tornando a circolare su WhatsApp e Facebook un vecchio messaggio che parla della presunta distribuzione di portachiavi contenenti un microchip in grado di monitorare tutti i nostri movimenti. Il testo viene spesso presentato come un “Comunicato ASCOM”, dando l’impressione che l’allarme provenga da un’organizzazione ufficiale.

Secondo il messaggio, questi portachiavi verrebbero regalati in negozi o parcheggi e conterrebbero un dispositivo capace di tracciare chi li possiede. In realtà si tratta di una bufala già smentita da anni, che periodicamente riappare sui social e nelle chat alimentando inutilmente preoccupazione tra gli utenti.

La bufala dei portachiavi con microchip: Il falso comunicato smentito da ASCOM

Il presunto comunicato attribuito ad ASCOM circola almeno dal 2016. Proprio in quell’anno l’organizzazione sindacale fu costretta a intervenire ufficialmente per chiarire la situazione.

ASCOM pubblicò infatti una nota per smentire categoricamente di aver mai diffuso un avviso del genere, definendo il messaggio che circolava online una semplice bufala.

Il nome dell’associazione viene usato nel testo proprio per dare maggiore credibilità alla storia e spingere le persone a condividere il messaggio senza verificarne l’origine.

La storia dei portachiavi con microchip nasce nel 2015

La falsa notizia dei cosiddetti “portachiavi-spia” non è nuova. Le prime versioni del messaggio risalgono almeno al 2015, quando iniziò a diffondersi in diverse varianti attraverso email, social network e app di messaggistica.

Con il passare degli anni il testo è stato modificato più volte, ma il contenuto è rimasto sempre lo stesso: un presunto allarme su oggetti distribuiti gratuitamente che conterrebbero microchip nascosti per controllare i movimenti delle persone.

In realtà non esiste alcuna prova che episodi del genere siano mai avvenuti.

Perché queste bufale continuano a diffondersi

Le catene di messaggi come quella dei portachiavi con microchip si diffondono facilmente perché sfruttano due elementi molto forti: la paura e la sensazione di pericolo imminente.

Quando un messaggio sembra provenire da un ente ufficiale e parla di possibili rischi per la sicurezza personale, molte persone lo inoltrano automaticamente ad amici e parenti per metterli in guardia.

Questo meccanismo contribuisce a far circolare la bufala anche per anni, soprattutto nelle chat di gruppo.


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CEO e fondatore del sito Chiccheinformatiche. Appassionato da anni all’informatica, è un programmatore esperto con la passione per le novità e gli aggiornamenti. Diplomato presso l’ITIS, vanta la realizzazione di software e applicazioni per computer e dispositivi mobili. Con una comprovata esperienza nell’ambito dei sistemi di rete, è esperto anche in hardware e installazioni di network. Oltre all’informatica ha un’altra grande passione, il calcio, che coltiva allenando una squadra di categoria dilettante con enormi soddisfazioni.

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