Il prossimo iPhone 18 Pro rischia di arrivare sul mercato con un prezzo decisamente più alto del previsto. La causa non sarebbe un nuovo design particolarmente costoso o un salto tecnologico rivoluzionario, ma la crescita dei costi legata a RAM e storage, due voci sempre più pesanti nella produzione degli smartphone di fascia alta.
Secondo un’analisi basata sui dati TrendForce, il costo complessivo dei componenti del modello Pro potrebbe aumentare fino al 38% rispetto a quello dell’iPhone 17 Pro nella versione da 256 GB. Un rialzo che, se confermato, finirebbe per riflettersi in modo diretto sul prezzo finale per i consumatori.
iPhone 18 Pro e l’impatto della crisi delle memorie
La parte più critica riguarda proprio le memorie. RAM e storage, insieme, potrebbero arrivare a rappresentare il 34% del costo totale dei componenti dell’iPhone 18 Pro, con una quota destinata persino a crescere fino al 42% nella prima metà del 2027. Un dato che rende bene l’idea della pressione attuale sul comparto e del peso sempre più rilevante dei chip di memoria nella catena produttiva.
Il confronto con la generazione precedente è eloquente: sull’iPhone 17 Pro, le stesse componenti pesavano appena per il 10% del totale. Un divario enorme, che mostra quanto il mercato stia cambiando in fretta e quanto Apple, come altri produttori, debba fare i conti con una disponibilità più limitata e prezzi più elevati.
Prezzo più alto, margini più stretti per Apple
TrendForce è piuttosto chiara: un aumento dei prezzi al dettaglio per l’iPhone 18 Pro è considerato inevitabile. Le stime circolate in precedenza indicavano già un possibile prezzo base di 1.399 dollari per il modello da 256 GB, contro i 999 dollari al lancio dell’iPhone 17 Pro. Una differenza che pesa ancora di più se si pensa che non deriverebbe da funzioni extra particolarmente innovative, ma soprattutto dall’aumento del costo delle materie prime e dei componenti.
Esiste però un margine di manovra. L’analisi suggerisce che Apple potrebbe decidere di assorbire una parte dell’aumento riducendo i propri margini di profitto. È un’ipotesi plausibile, ma non scontata: rinunciare a una quota di guadagno non è mai una scelta semplice per un’azienda che ha costruito anche sulla redditività dei modelli Pro una parte importante del proprio successo.
Un problema che coinvolge tutto il mercato smartphone
La questione, però, va oltre il singolo iPhone. La scarsità di DRAM e di altri chip di memoria sta creando tensioni in tutto il settore mobile, con effetti già visibili anche su altri brand. Samsung ha registrato perdite nel segmento smartphone, mentre Google ha confermato prezzi più alti e meno RAM sui Pixel 11 proprio per la stessa ragione.
In questo scenario, l’iPhone 18 Pro diventa il simbolo di una fase delicata per i top di gamma. Se i costi delle memorie continueranno a salire, i produttori potrebbero essere costretti a scegliere tra prezzi finali più alti e margini più bassi. Per chi aspetta il prossimo iPhone, la notizia non è delle migliori: il rischio è che il salto generazionale arrivi con un conto molto più salato del previsto.







