Il sistema operativo iOS 11 è installato sul 76% dei dispositivi prodotti da Apple, almeno stando alle statistiche pubblicate dalla casa di cupertino condivise oggi sulla sua pagina di supporto App Store per gli sviluppatori.
È aumentato di 11 punti percentuali dal 18 gennaio, quando iOS 11 era installato sul 65% dei dispositivi e di 24 punti percentuali dal 6 novembre, quando iOS 11 era installato sul 52% dei dispositivi.
Il 19% dei dispositivi continua a utilizzare iOS 10, mentre il 5% dei dispositivi utilizza versioni precedenti di iOS, come iOS 9. Probabilmente, molti di questi dispositivi non ancora aggiornati, non possono ricevere l’aggiornamento alla versione più recente di iOS.
Sicuramente c’è stato un “ritardo” da parte degli utenti Apple per quanto riguarda l’aggiornamento ad iOS 11, probabilmente dovuto a qualche bug scoperto. Ci riferiamo soprattutto ai problemi relativi al bug di HomeKit(la piattaforma di Apple adibita al controllo della domotica in casa. Dalle luci al condizionatore, passando per le serrature smart e le telecamere di sicurezza, con HomeKit si ha un hub centrale di gestione), alle vulnerabilità di Spectre e Meltdown e, in particolare, alla controversia secondo cui il nuovo sistema operativo causasse dei rallentamenti di prestazioni sugli iPhone più vecchi.
Sebbene non sia direttamente correlato a iOS 11, è probabile che le persone si siano sottratte all’aggiornamento dopo aver letto questi problemi.
Certo, anche se alcuni utenti si sono tenuti alla larga dall’aggiornare iOS alla versione 11, il tasso di conversione degli utenti di Apple è comunque impressionante rispetto ai numeri di Google per il suo ultimo aggiornamento del sistema operativo.
Secondo le ultime stime aggiornate al 16 aprile, infatti, solo lo 0,5% dei dispositivi Android utilizza la versione più recente di Android Oreo e solo il 4,6% dei dispositivi ha installato Oreo.
La maggior parte degli utenti Android continua ad eseguire sistemi operativi Android Lollipop, Marshmallow e Nougat, che sono usciti rispettivamente nel 2014, 2015 e 2016.
Certo, nella maggior parte dei casi la “colpa” non è di Google. Trattandosi di un sistema operativo “frammentato” dove ognuno dei produttori può apportare modifiche il problema che si genera è la scarsa tempistica proprio degli aggiornamenti.













