Intelligenza Artificiale: un nuovo trend per il recruiting

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Lavoro, lavoro e ancora lavoro. Una parola dietro la quale si concentrano oggi un’infinità di discorsi, ricerche e politiche dedicate, siano esse positive o negative, con correlazioni dirette con la società passata, attuale e futura. In un mercato diventato ormai stressante e iper-competitivo, caratterizzato da repentine innovazioni e da processi che conducono all’automazione, quali saranno i nuovi trend da seguire per gli HR del futuro?

Se due indizi fanno una prova, innovazione e automazione applicati al recruiting non possono che condurci a parlare di intelligenza artificiale, più nota, a chi mastica l’inglese, come AI (Artificial Intelligence). Ben presto potremo avere a che fare con macchine capaci di imparare dall’esperienza e in grado di auto educarsi per migliorare i processi di apprendimento. E se ancora sembra fantascienza, il machine learning potrebbe condurre all’automazione di processi come lo screening dei CV, il fissare colloqui, valutare rapidamente variabili che il cervello umano non è in grado di calcolare con semplicità. Ma procediamo con ordine.

Le sfide del recruiting digitale

Inutile negarlo: quello del responsabile delle risorse umane è un lavoro che le tecnologie digitali hanno completato trasformato e reso più complicato.

Questo, in generale per tre motivi:

  1. il proliferare di siti di annunci di lavoro online e la possibilità per chiunque di candidarsi con un click, anche grazie al fenomeno del social recruiting (basta pensare alla crescita esponenziale di utenti su LinkedIn, per capire l’incidenza del fenomeno);
  2. l’iper-specializzazione del mercato del lavoro, fenomeno legato soprattutto all’innovazione tecnologica, che ha reso quanto mai difficile trovare tutte le skills ricercate nei possibili candidati a ricoprire un ruolo;
  3. la crisi economica e la fine di un modello industriale che hanno sicuramente aumentato il numero di persone in cerca attiva di una posizione lavorativa.

Alla luce di questi tre fenomeni elencati sopra, molti esperti sono concordi nel dire che nei prossimi anni il carico di lavoro in capo ai recruiter aumenterà esponenzialmente. Ecco perché, da un certo punto di vista, l’AI  potrà innestarsi in quelle che ora sono le attività in cui un HR perde più tempo: la selezione manuale dei CV, lo screening e il fissare i primi colloqui.

Due statistiche possono aiutarci a capire quanto questi processi oggi siano laboriosi:

✔l’88% dei candidati non sono in linea con la posizione ricercata.

✔si calcola che lo screening e la selezione per arrivare a fissare un primo colloquio richiedono almeno 23 ore di tempo per ogni singola ricerca.

AI: i benefici nel recruiting

Ecco che, in relazione ai problemi trattati sopra, i meccanismi di intelligenza artificiale si andranno a innestare nelle attività lunghe e ripetitive, come ad esempio lo screening dei curriculum o fissare i colloqui con i candidati.  Parliamo quindi di Narrow AI, un tipo specifico di AI in cui una tecnologia supera gli esseri umani in alcuni compiti ben definiti. Nessun robot con sembianze umane e che presenti coscienza di sé, ma un decision making ristretto che si concentri su un singolo sottoinsieme delle capacità cognitive e dei progressi in quello spettro.

Seguendo questo concetto, il lavoro del recruiter potrebbe migliorare in diverse fasi come:

  • ottimizzare la ricerca dei candidati tramite keyword ed estrapolare in automatico dati dai CV;
  • supportare la scrittura degli annunci di lavoro;
  • in mancanza di candidati con le caratteristiche ricercate, suggerire immediatamente quelli con le caratteristiche più simili;
  • ridurre considerevolmente il time to hire, creando un processo di selezione fluido e scorrevole e migliorando l’esperienza tra candidato e azienda a 360°.

Quello che sembra pre-figurarsi per l’HR è quindi un nuovo tempo in cui prendere decisioni a livello strategico, in modo da potersi concentrare sugli aspetti più significativi del processo di talent acquisition. Questa tendenza è inoltre già in atto in alcune delle più interessanti piattaforme digitali per il recruiting che sono apparse sulla scena in questi ultimi anni. Due esempi su tutti?

Il primo che citiamo è Reallyzation, uno strumento studiato per i professionisti ICT dove le aziende possono sfogliare i candidati e manifestare il proprio interesse, avendo sempre a disposizione per ogni profilo un report tecnico redatto da un manager specialista della stessa area funzionale. Ed è proprio questa fase di scouting a fare la differenza,  facendo emergere hard e soft skills del futuro dipendente: in pratica, una rivoluzione che mette al centro il talento, facendo risparmiare al responsabile delle risorse umane diverso tempo nella fase di colloquio.

Tralasciando il mondo ICT, un buon esempio è anche  Just Knock, giovane realtà che elimina lo strumento dei curriculum come base di selezione: l’impresa sceglie il candidato attraverso le idee e i progetti che lo stesso sa proporgli. Insomma meno carta e meno tempo perso nelle comparazioni tra CV, più potere alla creatività e l’effettivo talento del candidato.

E tu sei pronto ad adottare piccoli strumenti di AI per migliorare le tue performance come HR?


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CEO e fondatore del sito Chiccheinformatiche. Appassionato da anni all’informatica, è un programmatore esperto con la passione per le novità e gli aggiornamenti. Diplomato presso l’ITIS, vanta la realizzazione di software e applicazioni per computer e dispositivi mobili. Con una comprovata esperienza nell’ambito dei sistemi di rete, è esperto anche in hardware e installazioni di network. Oltre all’informatica ha un’altra grande passione, il calcio, che coltiva allenando una squadra di categoria dilettante con enormi soddisfazioni.

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