Il router di casa potrebbe fare molto più che portarti online. Secondo una ricerca del Karlsruhe Institute of Technology, può persino riconoscere una persona osservandone il modo in cui si muove, sfruttando dati già presenti nel traffico Wi‑Fi.
Il sistema, chiamato BFId, raggiunge una precisione dichiarata del 99,5% nell’identificare gli individui dall’andatura. Il dettaglio più sorprendente è che funziona anche se la persona non ha alcun dispositivo connesso alla rete: basta che si trovi fisicamente nella stanza.
Wi-Fi sensing e router: come funziona BFId
Alla base c’è il Beamforming Feedback Information, o BFI, una tecnologia introdotta con il Wi‑Fi 5. Quando il router usa il beamforming per indirizzare meglio il segnale verso i dispositivi, questi ultimi rimandano informazioni sulla qualità del canale radio. BFId analizza proprio questi dati, che vengono trasmessi senza crittografia a livello MAC e possono quindi essere intercettati passivamente da un adattatore Wi‑Fi in modalità monitor.
In pratica, non serve essere connessi alla rete per raccogliere questi segnali. Il sistema riesce a estrarre caratteristiche biometriche del passo da ogni campione BFI, che contiene 740 variabili: molte di più rispetto alle 212 dei vecchi metodi basati sul Channel State Information. È uno dei motivi per cui la precisione segnalata è molto più alta dei sistemi precedenti.
Perché la precisione è così alta
Secondo i ricercatori, BFId funziona su qualsiasi router moderno e può raccogliere i dati di tutti i client presenti nella rete con un solo dispositivo di intercettazione. Questo permette di osservare la stessa persona da più angolazioni e di migliorare ulteriormente il riconoscimento dell’andatura.
Il confronto con i metodi basati su CSI è significativo: il salto da circa l’82,4% al 99,5% mostra quanto i nuovi dati disponibili nel Wi‑Fi possano essere ricchi di informazioni. Proprio questa abbondanza rende il sistema molto efficace, ma anche più delicato dal punto di vista della privacy.
Rischi, contromisure e il nodo dello standard IEEE
Il team ha testato anche alcune possibili difese, come la riduzione della frequenza dei report di beamforming. Il risultato, però, è stato poco incoraggiante: l’effetto sul sistema è minimo. La protezione davvero efficace, spiegano i ricercatori, sarebbe cifrare i dati BFI direttamente nello standard Wi‑Fi, ma una scelta del genere aprirebbe problemi di compatibilità con l’hardware già installato.
La questione diventa ancora più importante con l’arrivo dello standard IEEE 802.11bf, pubblicato nel 2025, che formalizza il Wi‑Fi sensing per usi come il rilevamento della presenza e il monitoraggio ambientale. Da qui l’appello del gruppo di ricerca: introdurre prima possibile un sistema di protezione dedicato, prima che queste funzioni si diffondano su larga scala e rendano la sorveglianza passiva ancora più semplice.







