Il 14 enne che guadagna 20 mila dollari al mese con Fortnite

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Fortnite, per chi non lo conoscesse, è un videogioco del 2017 sviluppato da Epic Games e People Can Fly, che è diventato ben presto uno dei video giochi più amati e giocati dai ragazzi. C’è addirittura chi ne ha fatto un vero e proprio lavoro.

Griffin Spikoski, il 14 enne che guadagna 20 mila euro al mese grazie al videogioco Fortnite

Vi avevamo accennato di un lavoro nato con Fortnite di un ragazzo. Questo ragazzo si chiama Griffin Spikoski e vive a New York. Circa 9 mesi fa, per puro caso, giocando con il gioco è riuscito a battere uno dei giocatori più forti all’interno della piattaforma e ha caricato il video su YouTube.

Il video viene guardato in pochi giorni da 7 milioni e mezzo di persone. Griffin a questo punto insiste e sfida i campioni di Fortnite, continua a vincere partite, diventando una star anche su Twitch, la piattaforma di Amazon per la dirette dei videogame.

Da quel momento in poi è diventato una sorta di Influencer (oramai è un mestiere anche questo) e ad oggi ha più di un milione di iscritti sul suo canale e ha all’attivo più 70 milioni di visualizzazioni ai propri video.

Un documentario sulla vita di Griffin Spikoski

E’ stato girato addirittura un documentario sulla vita di questo ragazzo intitolato “A Misfit Story, storia di un disadattato. Lui dice: “è come se fosse il mio lavoro, vediamo cosa succede“.

Al momento il ragazzo ha addirittura lasciato la scuola (ma non del tutto gli studi n.d.r) per intraprendere questo “lavoro” ed i suoi genitori hanno assunto un manager per gestire la sua società. A tal proposito i genitori del ragazzo dicono: se i vostri figli hanno una passione per i videogiochi, trattatela come se fosse uno sport.

La nostra opinione a riguardo

Sinceramente la storia di questo ragazzo americano descrive lo “sfascio” più totale a cui stiamo andando incontro con questa generazione di ragazzi/adolescenti. A mio parere un ragazzo di 14 anni che passa la sua giornata davanti ad un PC (o console) a giocare si cala nei “panni dell’asociale”. Molte colpe le darei anche ai genitori del ragazzo che nel documentario invitano gli altri genitori a non punire i propri figli se passano tante ore davanti ai video games e di trattare questi giochi come uno sport vero e proprio.

Siamo sul fondo del baratro, illudere la gente che si può guadagnare con i videogiochi facendo diventare i ragazzi zombie è veramente da folli. Secondo il mio parere questa è a tutti gli effetti una “piaga sociale” da combattere con i professionisti del settore sportivo e psicologico.

Fino a pochi anni fa da bambini e adolescenti, almeno quando lo ero io, non c’era cosa più bella di fare un gol tra amici, una schiacciata a pallavolo, il primo Ace a tennis o un canestro a Basket o semplicemente di stare un pò con gli amici a giocare a nascondino. Ora si pensa ad uccidere persone travestite da “conigli virtuali” o chissà quale altra diavoleria che nemmeno voglio sapere.

La colpa è degli adulti che consentono di giocare svariate ore con questi dispositivi elettronici. Basterebbe non averli e giocare, anche in casa, con una pallina di gomma, evitando cosi più “Zombie” per casa.

Che ne pensate amici lettori?


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CEO e fondatore del sito Chiccheinformatiche. Appassionato da anni all’informatica, è un programmatore esperto con la passione per le novità e gli aggiornamenti. Diplomato presso l’ITIS, vanta la realizzazione di software e applicazioni per computer e dispositivi mobili. Con una comprovata esperienza nell’ambito dei sistemi di rete, è esperto anche in hardware e installazioni di network. Oltre all’informatica ha un’altra grande passione, il calcio, che coltiva allenando una squadra di categoria dilettante con enormi soddisfazioni.

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