I siti web sono responsabili dei commenti dei propri lettori? Ecco cosa dice la CASSAZIONE

La Corte suprema di cassazione, nell’ordinamento giuridico italiano, rappresenta il giudice di legittimità di ultima istanza delle sentenze emesse dalla magistratura ordinaria. Ciò significa che dopo che si è espressa la cassazione in qualche sentenza essa è “legge” o quasi.

Perchè ci stiamo occupando della cassazione? Semplice, perchè c’è una sentenza che riguarda i siti web e tutti gli utenti che ne fanno parte attivamente, postando dei commenti ad esempio

Ecco cosa ha sentenziato la suprema corte

BASTA che il gestore di un sito sappia – o si presume che sappia – di un commento potenzialmente diffamatorio perché ne sia responsabile

Con questa sentenza si apre una voragine che rischia di coinvolgere chiunque faccia informazione sul web, in modo professionale e non: in poche parole, un commento di un lettore può portare al sequestro del sito ed addirittura ad una condanna per diffamazione e quindi a dei risarcimenti in termini economici, anche di parecchie migliaia di euro

Il Caso

Il caso preso in esame dalla cassazione riguarda il gestore di un sito che tratta di calcio che è stato “condannato per concorso alla diffamazione” ai danni dell’attuale presidente della FIGC, Carlo Tavecchio, dato che non ha rimosso per tempo un commento da parte di un utente

Ecco cosa dice a tal proposito il garante della privacy al quotidiano la Repubblica

Ricadiamo così nel caso tipico delle piattaforme tecnologiche, che diventano responsabili per legge dei comportamenti dei propri utenti solo dal momento in cui ne sono fatti consapevoli.

Questo discrimine importante- tra sapere e non sapere dei contenuti incriminati- è riportato nella giurisprudenza fin dai tempi del caso Google Vividown

Per esempio: Google di base non risponde dei reati compiuti dai suoi utenti (diffamazione, violazione del diritto d’autore). Può essere condannata solo se non interviene dopo che gli è stato notificato quel reato

E al solito a quel punto, dopo alcune verifiche, cancella il contenuto o il link in questione

Ecco cosa ha detto uno dei massimi esperti di diritto digitale, l’avv Fulvio Sarzana

Secondo la normativa sul commercio elettronico, gli intermediari come Google sono responsabili solo a fronte della segnalazione da parte di un’autorità (giudiziaria o amministrativa).

Questo principio sembrava applicarsi anche ai commenti dei lettori sui siti e blog. La novità portata dalla sentenza è proprio qui: Il gestore di del sito sportivo però è stato condannato per la semplice, presunta, conoscenza di un certo commento.

Ha infatti rimosso il contenuto subito dopo averne avuto richiesta dalle autorità.

Insomma, dalle riflessioni degli esperti si può dedurre che che da oggi con queste sentenza il gestore di un sito è responsabile dei commenti di cui è venuto a conoscenza.

Non è necessario che sia informato da un’autorità o da una parte in causa che quel contenuto è illecito

Di sicuro di quest’argomento se ne parlerà ancora e tanto visto che a noi sembra un caso limite.

Si perchè ci sono sempre le varie “campane” da sentire. Se da un lato si tratta di un “semplice” caso di diffamazione (punito comunque in qualsiasi ambito in cui ci si ritrovi e quindi anche sul web) che non solleva una responsabilità oggettiva del provider e dall’altro, il gestore del sito, che è stato condannato sostiene di non essere mai stato a conoscenza di questo commento diffamatorio a proposito di Tavecchio finché non ha ricevuto una lettera di sequestro del sito una volta tornato dalle vacanze.

Ed invece poi si viene a sapere che la persona che diffamò Tavecchio ha dimostrato di aver mandato una mail contenente in allegato il certificato penale del dirigente sportivo

Insomma, ne vedremo ancora delle belle



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