Google: educate i figli sulla privacy!

L’educazione dei figli oggi è strettamente legata all’utilizzo delle nuove tecnologie e da Internet, uno strumento, un servizio, attraverso il quale svolgiamo un numero sempre maggiore di operazioni.

Eric Schmidt, capo esecutivo di Google, in un’intervista al settimanale tedesco “Die Zeit” ha espresso il suo parere a tale proposito, definendo l’educazione alla privacy più importante di quella sessuale:

Se avessi oggi dei bambini piccoli parlerei con loro davvero per prima cosa della privacy e in seguito del sesso. I genitori dovrebbero avere le password dei loro figli finché questi non hanno 18 anni. Non si discute! I genitori devono sapere quello che fanno i loro figli. In generale penso che a ogni individuo dovrebbero appartenere i propri dati. E ognuno dovrebbe essere in condizione di cancellarli, questa è in generale la policy di Google.

Padre di una ragazza di vent’anni, ha in prima persona applicato questa strategia educativa con la figlia finchè non ha compiuto la maggiore età; poi nell’intervista ha toccato argomenti riguardanti la grande azienda di Mountain View ed in particolare il sistema fiscale in cui Big G si muove:

Noi non cumuliamo soldi nei paradisi fiscali! Ci muoviamo nel sistema fiscale europeo. Paesi diversi nella Ue hanno aliquote diverse, non sta a me giudicare se sia un bene o un male, ma non mi stupisce che ciò porti a fenomeni simili. Siamo un’azienda americana, abbiamo una responsabilità finanziaria nei confronti dei nostri azionisti. Se pagassimo più tasse del dovuto come dovrei registralo, come una donazione? Oppure dovrei farmi querelare negli Usa perché paghiamo a un governo più del necessario? Google si è comportata in modo assolutamente legale nel regime fiscale internazionale. E, detto tra parentesi, probabilmente anche aziende britanniche e tedesche fanno lo stesso in altri Paesi.




Tags:

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.