Google dovrà garantire diritto all'oblio, cosa significa?

In giurisprudenza per “diritto all’oblio” si intende una particolare forma di garanzia che prevede la non diffondibilità, senza particolari motivi, di precedenti pregiudizievoli, per tali intendendosi propriamente i precedenti giudiziari di una persona. Cosa c’entra tutto ciò con Google?

Con una decisione, probabilmente storica, i giudici della Corte di Giustizia lussemburghese si sono espressi ponendo alcuni obblighi in capo ai gestori dei motori di ricerca. Questi dovranno attivarsi per rispondere alle richieste di coloro che non desiderano che informazioni sulla propria persona siano reperibili attraverso una query sul motore di ricerca.

Nel testo della sentenza si legge

il gestore di un motore di ricerca è obbligato a sopprimere, dall’elenco di risultati che appare a seguito di una ricerca effettuata a partire dal nome di una persona, i link verso pagine web pubblicate da terzi e contenenti informazioni relative a questa persona, anche nel caso in cui tale nome o tali informazioni non vengano previamente o simultaneamente cancellati dalle pagine web di cui trattasi, e ciò eventualmente anche quando la loro pubblicazione su tali pagine web sia di per sé lecita

Se poi chi è responsabile del servizio, in questo caso Google che gestisce ben oltre il 90% delle ricerche in Rete nel Vecchio Continente, non da seguito alla domanda, ossia non rimuove il link in questione, il soggetto può avvalersi delle autorità per ottenere la soppressione del risultato sulla sua persona non gradito.

Il tutto ovviamente in base a determinate condizioni, dato che la corte stessa riconosce che, poiché la soppressione di link dall’elenco di risultati potrebbe avere ripercussioni sul legittimo interesse degli utenti di Internet, occorre ricercare un giusto equilibrio tra l’interesse generale dei navigatori e il diritto al rispetto della vita privata e il diritto alla protezione dei dati personali.

Reazione di Google

La reazione di Google non si è fatta attendere ed è stata rilasciata da un portavoce di Mountain View:

Si tratta di una decisione deludente per i motori di ricerca e per gli editori online in generale. Siamo molto sorpresi che differisca così drasticamente dall’opinione espressa dall’Advocate General della Corte di Giustizia Europea e da tutti gli avvertimenti e le conseguenze che lui aveva evidenziato. Adesso abbiamo bisogno di tempo per analizzarne le implicazioni

Come mai è accaduto tutto ciò?

Il tutto è nato da un cittadino spagnolo – Mario Costeja González – il quale aveva presentato una denuncia chiedendo la rimozione di alcune pagine pubblicate su un quotidiano online nelle quali si faceva riferimento al pignoramento effettuato nei suoi confronti per la riscossione coattiva di crediti previdenziali. Dal momento che la vertenza si era poi risolta, González ha ritenuto gli articoli lesivi della propria dignità e ne ha richiesto l’eliminazione. Dal momento che giornalista ed editore avevano pubblicato l’articolo attenendosi ai fatti e divulgando informazioni che, al momento della stesura del pezzo, corrispondevano al vero, la richiesta di González fu respinta. Google, invece, è stata egualmente ritenuta responsabile del trattamento dei dati, nonostante le informazioni fossero state pubblicate sui siti web di terzi. Paradossalmente, quindi, il motore di ricerca viene chiamato ad attivarsi per l’eliminazione – dai risultati delle ricerche – dei link sgraditi alla persona che presenta richiesta di rimozione. La Corte di Giustizia europea ha comunque precisato che deve comunque essere osservato il giusto equilibrio tra l’interesse del pubblico a ricevere informazioni ed i diritti fondamentali della persona (diritto al rispetto della vita privata e diritto alla protezione dei dati personali).

Che ne pensate?




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