Google "condanna" Grooveshark eliminando dai suggerimenti della ricerca!

Provate a digitare il nome del sito p2p più utilizzato di tutti nella barra della ricerca di Google e noterete che manca il suggerimento di completamento del testo: no, non è un caso, ma è la strategia di Google contro la pirateria.

Probabilmente su richiesta delle più grandi case discografiche che proprio non ne hanno più potuto di vedersi sottrarre i diritti di autore; Grooveshark tra l’altro è stato già citato in giudizio da Universal Music Group, Sony Music Entertainment e Warner Music Group per l’upload illegale di brani musicali messi gratuitamente a disposizione degli utenti.

Ma perché proprio questo servizio visto che di simili ne esistono tanti? Grooveshark non si differenzia tanto da Spotify: consente la ricerca e l’ascolto di brani, caricare compilation e condividerle con gli altri utenti, con il sistema di condivisione p2p, ma differisce dallo stesso perché in realtà non è autorizzato a fornire questo servizio.

La limitazione imposta da Google, però, è abbastanza relativa: infatti se si completa la digitazione del nome, il motore di ricerca restituisce tutti i risultati relativi al servizio e alle app ad esso collegato, per iOS, Android e per gli altri sistemi operativi.




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