Conosciuta in tutto il mondo per la sua cucina, l’arte e la moda, l’Italia è anche la patria di alcuni degli sviluppatori di videogiochi più creativi e ambiziosi. Negli ultimi 10 anni, in modo particolare, il Paese è passato dall’avere una quantità limitata di piccolissimi studi di sviluppo a vantare creatori di videogiochi capaci di ridefinire il panorama europeo. Cosa succede nell’industria videoludica italiana?
L’Italia sta vivendo una “rivoluzione creativa” nei videogiochi
L’Italia ha un mercato dei videogiochi in forte espansione. I produttori italiani di videogiochi hanno iniziato a crescere e hanno prodotto giochi molto popolari. Agli italiani piace mangiare ma anche giocare ai videogiochi per PC e non solo.
Gli sviluppatori di giochi italiani tendono a creare storie originali e complesse, come l’horror psicologico Martha Is Dead di LKA, piuttosto che semplici giochi di slot. In questo gioco, i giocatori vengono portati nel mondo del mito dell’orrore e delle guerre in Italia. Anche se ci sono spaventi a raffica, la storia riguarda la cultura italiana.
In Italia, grazie a grafici e scrittori dello Stivale, si annovera un numero crescente di sviluppatori di slot machine tricolore. Sempre più spesso, questi creatori si dedicano alla realizzazione di slot machine online, combinando temi di giochi tradizionali ad elementi innovativi per attrarre un pubblico internazionale. La maggior parte di loro ha fatto parte dei giochi per PC e ora si sta spostando sul mercato online per creare giochi di nicchia. Inoltre, producono giochi per computer e console di qualità che sanno di tricolore.
Mutamenti economici e supporto strategico
I creatori di giochi italiani sono aiutati da fondi e programmi governativi. Questi programmi aiutano le piccole imprese a crescere e a sperimentare nuove idee. Programmi come “Cultura Crea” forniscono denaro dal governo.
I creatori di giochi italiani non fanno più solo giochi per l’Italia. Pensano ai giocatori di tutto il mondo. Gli studi mostrano i loro giochi a grandi eventi come la Gamescom e il Tokyo Game Show. Questo li aiuta a capire come realizzare giochi che si adattino alle esigenze di giocatori diversi.
Coltivare la community e la cultura
Ci sono sempre più game maker nella nostra nazione. Il primo Playable di Firenze e la Milan Games Week promuovono l’incontro tra i game maker. Molti non sapevano che alcuni erano vicini, che potevano connettersi come artisti, codificatori, scrittori e musicisti.
Soci come Discord hanno portato gli sviluppatori di giochi a condividere lavoro e idee. Ci sono stati alcuni streamer italiani che hanno mostrato giochi italiani come un unico genere.
Ci sono ancora molte cose da fare. Una burocrazia indisciplinata rallenta l’avvio o la presentazione di grandi studi di videogiochi. L’assenza di un vero sostegno da parte del governo alla cultura videoludica e audiovisiva. Le scuole e le università esistono, ma sono poco conosciute e quindi solo pochi sviluppatori vi si formano. Tuttavia, questo scenario mostra la diversità di alcuni sviluppatori che provengono da contesti diversi, come la pubblicità, la musica e il cinema, e che si dedicano alla creazione di videogiochi, dando vita a diversi tipi di giochi.
Digitali Esportazioni all’Amatriciana
La cultura italiana in Italia è ancora viva e intatta grazie alla sopravvivenza dell’italianità. L’Italia ha una cultura dell’opera. Gli stili gotico/noir sono usciti dalle loro ambientazioni tradizionali per entrare nel regno del folklore. Le nostre metropoli colorate vantano anche la campagna toscana.
I giochi mortuari, come ad esempio Martha is Dead, hanno luoghi vasti e aperti a cui sono associati, insieme a Mirror Forge, dove la stilizzazione è portata a una Femme Fatale desunta dalle narrazioni di Dario Argento. Esistono tuttavia dei punti fermi su Willy Morgan e la Maledizione della Città delle Ossa, che cercano di risolvere le ambiguità che includono le peculiarità dei videogiochi italiani.
In conclusione
l’Italia una potenzialissima potenza europea per quanto concerne la produzione videoludica e le avventure narrative e stilistiche, grazie a un vivaio di talenti che non smette di crescere e la continuità, da parte dei maggiori studios, del nostro modo di affacciarci ai soli e ricchissimi panorami culturali.
A titolo del tutto personale, trovo interessantissimo come il grandissimo bagaglio culturale che ci portiamo dietro, di pacifici conquistatori di pensieri, ci abbia permesso di lasciare un segno anche in questa nuova era digitale che non mostra cedimenti alla crescita. E il bello è che non sembra nemmeno che lo facciamo deliberatamente.












