Nel 2025 il Garante Privacy ha intensificato gli interventi per tutelare i dati personali, con un’attenzione particolare alle tecnologie basate sull’intelligenza artificiale. Nel corso della relazione presentata alla Camera dal presidente Pasquale Stanzione, l’autorità ha evidenziato un quadro in cui innovazione e diritti degli utenti si intrecciano sempre più spesso, imponendo verifiche rapide e provvedimenti mirati.
Tra i principali ambiti di intervento ci sono i deepfake, la verifica dell’età sui social, il riconoscimento facciale e l’uso dell’IA nei contesti di lavoro. Il filo conduttore resta lo stesso: impedire trattamenti dei dati non conformi al GDPR e ridurre i rischi per cittadini, minori e lavoratori.
Garante Privacy e intelligenza artificiale nel 2025
L’anno si è aperto con la decisione di limitare il trattamento dei dati da parte di DeepSeek, uno dei casi più rilevanti affrontati dall’autorità. Da lì in avanti, l’attività del Garante si è concentrata anche sulla diffusione di piattaforme capaci di generare contenuti sintetici molto realistici, come immagini, audio e video di persone reali creati senza consenso.
Secondo quanto emerso dall’istruttoria, numerosi servizi hanno reso possibile la circolazione di questi materiali sui social network, con potenziali violazioni della normativa europea sulla protezione dei dati. Il Garante ha quindi richiamato sia gli utenti sia i fornitori di questi strumenti alla necessità di progettare sistemi più sicuri e rispettosi della privacy, soprattutto quando l’IA viene usata per produrre contenuti sensibili o potenzialmente lesivi della dignità delle persone.
Un altro fronte delicato è quello dei cosiddetti tool di nudificazione, che permettono di alterare immagini reali in modo da “spogliare” soggetti riconoscibili. Su questo tema, all’inizio di ottobre 2025 è arrivato un provvedimento di limitazione provvisoria del trattamento dei dati personali nei confronti della società che sviluppa Clothoff, segnale di una linea di controllo particolarmente severa verso servizi considerati ad alto rischio.
Deepfake, biometria e tutela dei minori
Il Garante ha poi affrontato anche il tema della biometria, intervenendo sul sistema FaceBoarding dell’aeroporto di Milano Linate. La sospensione è arrivata dopo la scoperta della conservazione centralizzata dei dati biometrici di oltre 24.500 passeggeri, una modalità ritenuta incompatibile con il necessario controllo da parte degli interessati. In questo ambito, l’autorità ribadisce da tempo che i dati biometrici richiedono garanzie rafforzate e una gestione estremamente prudente.
Molto rilevante anche l’attività di vigilanza sull’accesso dei minori ai social media e sul rispetto dell’età minima prevista dalle piattaforme. Il tema è collegato alla protezione dei più giovani e alla necessità di evitare raccolte dati non adeguate o verifiche meramente formali. Nello stesso contesto, il Garante ha richiamato più volte anche il fenomeno dello sharenting, cioè la condivisione online da parte dei genitori di foto, video e informazioni sui figli, pratica che può esporre i minori a rischi spesso sottovalutati.
Controlli sul lavoro e sanzioni sul telemarketing
Nel settore lavorativo, l’autorità ha richiamato Myndoor, startup italiana, chiarendo che il plugin per Teams e Slack non può essere utilizzato per rilevare lo stress psicologico attraverso l’analisi AI delle conversazioni. Anche qui il punto non è solo tecnologico, ma soprattutto giuridico: il monitoraggio automatizzato delle comunicazioni interne può incidere in modo significativo sulla privacy dei dipendenti e richiede basi legali molto solide.
Infine, il Garante ha colpito con sanzioni pesanti diverse società, soprattutto nel comparto energetico, per pratiche di telemarketing aggressivo. Il messaggio complessivo della relazione 2025 è chiaro: l’innovazione digitale resta centrale, ma deve procedere insieme a regole precise, trasparenza e rispetto effettivo dei diritti delle persone.












