Foxconn infanga l'Iphone 5: condizioni insane e dure per gli assemblatori del gioiello Apple.

Con l’uscita dell’Iphone 5, Apple è sotto continua osservazione e ovviamente qualsiasi notizia fa scalpore.

Quello di cui vi parleremo oggi è un reportage fatto da un giornalista del quotidiano cinese Shanghai Evening Post all’interno dell’azienda Foxconn, la multinazionale partner di Apple nella produzione di componenti elettronici.

Il giornalista in incognito si è presentato nella fabbrica di Tai Yuan per uno stage formativo di 10 giorni: allertato già durante la fase di training da uno dei responsabili sulle condizioni dure di lavoro, il finto stagista si è trovato dinnanzi ad una situazione agghiacciante.

Le condizioni igieniche dell’azienda sono critiche, le aree destinate ai lavoratori sporche e invase dalle blatte; inoltre le regole aziendali impongono 10 ore lavorative con possibilità di straordinario pagato poco più di un euro all’ora. A partire dall’ottavo giorno il giornalista ha iniziato a lavorare all’assemblaggio dell’Iphone 5: secondo quanto provato sulla sua pelle, ogni lavoratore deve marchiare 5 componenti al minuto per un totale di 3 mila parti per ogni giornata lavorativa “ordinaria”.

Come se non bastasse, i lavoratori sono costretti ad osservare regole molte severe: c’è stato chi, come testimoniato dal giornalista inviato speciale, è stato licenziato per aver introdotto all’interno dell’azienda una chiavetta USB.

Non è la prima volta che la Foxconn viene osservata per le condizioni lavorative: all’inizio del 2012 la Fair Labor Association, l’associazione no-profit che si occupa dei diritti umani dei lavoratori,  aveva sollevato ben 395 richieste. Durante l’ispezione avvenuta agli inizi di settembre l’azienda cinese aveva superato a pieni titoli le incongruenze rilevate dall’associazione; cosa sia successo nel giro di pochi giorni? E’ possibile che l’uscita del nuovo melafonino abbia comportato un decadimento così netto delle condizioni lavorative?




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