Facebook può portare anche al carcere se usato per istigare!

Dopo due mesi sono state rese note le motivazioni che hanno portato alla condanna di Massimiliano T., 34enne romano, creatore della pagina Facebook, Cartellopoli.

Su una denuncia esposta da una società di affissioni, Massimiliano è stato condannato per “istigazione a delinquere e apologia di reato” a 9 mesi di carcere: in pratica, il problema è stato generato dai commenti di terzi, rimasti anonimi, che invitavano ad agire contro i cartelloni abusivi ed organizzavano proteste contro la lobby cartellonistica della capitale.

Ecco come motiva la scelta il Giudice:

Pacifica essendo la responsabilità esclusiva in capo all’imputato per la gestione del blog e dunque anche per il contenuto dei messaggi in esso pubblicati, è indifferente che si tratti di contenuti riferibili direttamente al T.  o ricevuti da altri utenti, essendo stato comunque il primo a curarne l’inserimento e la conseguente divulgazione al pubblico. L’affermazione del T di non controllare il contenuto dei messaggi ricevuti prima di pubblicarli è priva di rilievo ai fini che qui interessano, sia perché formulata in termini assolutamente generici, sia perché la qualità dei contenuti di analogo tenore pubblicati sul blog nel corso del tempo è tale da rendere inverosimile che l’imputato potesse averne ignorato o male interpretato il contenuto.

Il caso rappresenterà un precedente molto preoccupante: in pratica tutti coloro che curano blog o pagine nei social network saranno ritenuti responsabili anche dei contenuti postati da terzi. Il problema è sempre lo stesso: in Italia non abbiamo leggi adatte alle pubblicazioni web. Andrea Monti, avvocato esperto di tecnologie e fondatore di un’associazione  per la libertà di espressione sul web ha commentato così le motivazioni del giudice:

La sentenza è corretta in linea di diritto. Chi gestisce uno spazio di contenuti ha una responsabilità su tutto ciò che vi viene pubblicato. Se ci sono troppi commenti, deve dimostrare che non gli era possibile moderarli tutti ma che almeno ci ha provato. Attenzione, vedete che è peggio per la libertà di internet se passa l’idea che le leggi non possono colpire pagine come Cartellopoli.




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