Ecco come lo streaming rilancia l'industria della musica

Dal 2003, anno di nascita di iTunes ad oggi con la diffusione di Spotify il modo di ascoltare musica è cambiato.

La musica è il primo settore che ha risentito della diffusione di Internet, subendo i danni della pirateria ma sarà anche la prima “arte” a trovare un equilibrio con il web.
Con Spotify ad esempio l’ascolto dei brani diventa on demand: dal proprio cellulare, sfruttando la velocità delle reti 3G, si può scegliere un brano, inserirlo nella playlist e condividerlo sui social network. Nessun download: funziona come un videonoleggio; con 5 € al mese è possibile ascoltare musica, leggere libri presi “in prestito”.

Anche Cubomusica, il servizio offerto da Telecom Italia, offre un ampio catalogo di brani e ascoltarli in streaming dal web; iTunes, invece ha da poco raggiunto i 25 miliardi di canzoni scaricate, anche se a breve Apple potrebbe ripiegare sullo streaming.

Questi nuovi mezzi per la fruizione della musica continuano a favorire introiti alle case discografiche, mentre gli artisti continuano a lamentare una scarsa retribuzione. 
Secondo i dati forniti da Ifpi, nel 2011 il fatturato dell’industria discografica mondiale è sceso del 3%, mentre il digitale si è incrementato dell’8% rappresentando il 31% del fatturato.

In Italia nel 2012 il mercato ha subito un’inflessione del 5% rispetto all’anno precedente; il 55% degli introiti derivano dalla vendita di supporti fisici, 24% dal digitale tra cui lo streaming, download e abbonamenti.

Deezer, un servizio molto simile a Spotify, è arrivato in Italia nel 2011 e ha concluso accordi importanti con Samsung e Toshiba per portare la musica in streaming sulle smart tv.




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