Dropbox ci spia i documenti, alla ricerca di file pirati

Su twitter è apparso una messaggio di un utente il quale dice che dropbox spia i nostri documenti. In realtà, Dropbox effettua da anni un controllo automatizzato sui contenuti caricati online, sui propri profili personali dagli utenti ma soltanto quando i file vengono condivisi online privatamente oppure pubblicamente. Detto questo significa che comunque Dropbox da uno sguardo dentro alle cartelle degli utenti.

Motivo?

Ricerca di materiale pirata. 

A pensarci sembra una cosa del tutto normale e comprensibile: Dropbox non vuole trasformarsi nel nuovo Megaupload e deve quindi impedire che gli utenti si passino materiale pirata. Per farlo però deve esaminare tutti i dati che archiviamo, il che potrebbe non piacere agli utenti.

Dropbox utilizza un sistema di hashing per cercare di stabilire, in modo del tutto automatizzato, “l’identità” dei file che vengono caricati e condivisi online. L’hash è una sorta di “impronta digitale” che permette di stabilire univocamente se il contenuto di un file sia identico a quello di un altro. Così, Dropbox – come altri servizi similari – può stabilire, attingendo ad un database esterno, se un file contenga o meno materiale protetto dalle normative a tutela del diritto d’autore.

I file caricati su Dropbox, così come su altri strumenti per l’hosting su cloud (nuvola) vengono automaticamente crittografati. Ma è Dropbox stessa che detiene le chiavi private per la decodifica dei file: per questo motivo, i contenuti possono essere analizzati in maniera automatizzata.

Pensate che questa scopera abbia ripercussioni sui suoi utenti?



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