Download illegale, stop a film e musica: scatta il nuovo regolamento

Il download illegale ha i giorni contati secondo il nuovo regolamento Agcom che entra in vigore e tutela il diritto d’autore. Da ora in poi, infatti, non sarà soltanto l’autorità giudiziaria ad agire, ma anche la stessa Agcom, che potrà ordinare ai vari provider la rimozione del contenuto illegale: il procedimento, dunque, sarà molto più rapido rispetto al passato e consentirà di superare gli ostacoli tecnico-burocratici che sorgevano finora.

p2p download illegali

Modalità applicative.

Dal punto di vista pratico, l’istanza all’Autorità può essere presentata solo dal titolare del diritto d’autore o da associazioni di gestione collettiva o di categoria. Per la compilazione delle istanze l’Autorità ha pullicato un web form, un manualetto di istruzioni e le FAQ. Le istanze dovranno essere inoltrate attraverso PEC (posta elettronica certificata). Le istanze verranno gestite con l’ausilio di una piattaforma informatica, messa a punto con la collaborazione della Fondazione Ugo Bordoni.

L’operatività all’interno di Agcom.

La struttura responsabile del procedimento è l’Ufficio diritti digitali della Direzione servizi media. All’Ufficio è chiesto innanzitutto di valutare, sulla base di una sommaria cognizione dei fatti, se ricorrano gli estremi per la procedura abbreviata (in caso di grave lesione dei diritti di sfruttamento economico dell’opera digitale o quando ci si trovi dinanzi a una violazione di carattere massivo). L’Ufficio deve contestualmente verificare che l’istanza non sia irricevibile (perché carente di informazioni essenziali o per incompleta compilazione del web form), improcedibile (in quanto sia pendente un procedimento per gli stessi fatti dinanzi all’autorità giudiziaria), inammissibile (perché estranea all’ambito di applicazione del regolamento) o manifestamente infondata. Se si verifica una di queste ipotesi, l’istanza viene archiviata in via amministrativa. Altrimenti l’Ufficio avvia il procedimento.

I tempi.

L’avvio del procedimento ha luogo entro sette giorni dalla ricezione dell’istanza nel procedimento ordinario ed entro tre giorni in quello abbreviato (per il computo di tutti i termini previsti nel regolamento si tiene conto solo dei giorni lavorativi). La comunicazione viene data ai provider, nonché, ove rintracciabili, all’uploader e ai gestori della pagina e del sito internet. I destinatari della comunicazione possono far concludere il procedimento adeguandosi spontaneamente oppure presentando controdeduzioni allegando ogni elemento utile ai fini dell’accertamento. Ciò deve avvenire entro cinque giorni dalla comunicazione nel procedimento ordinario ed entro tre giorni in quello abbreviato. La decisione finale (che può essere anche di archiviazione) spetta poi alla Commissione servizi e prodotti (Csp) che deve intervenire entro 35 giorni dalla ricezione dell’istanza nel procedimento ordinario ed entro 12 giorni in quello abbreviato.

Gli esiti.

Per quanto riguarda i possibili interventi in caso di violazione, se il server che ospita il sito è ubicato nel territorio nazionale, l’ordine è indirizzato al provider che svolge attività di hosting e ha per contenuto, di norma, la rimozione selettiva. Se il server è invece all’estero, è impossibile procedere alla rimozione selettiva in quanto essa comporterebbe l’utilizzo di tecniche di filtraggio incompatibili con il diritto dell’Ue. L’ordine è pertanto rivolto ai provider che svolgono attività di mere conduit e non può che consistere nella disabilitazione dell’accesso al sito.

Tempi di risposta.

All’ordine dell’Authority si deve ottemperare entro tre giorni dalla notifica nel procedimento ordinario ed entro un giorno in quello abbreviato. Nel caso di inottemperanza, si applicano le sanzioni di cui alla legge 249 del 1997: da 10mila a 258mila euro.

Fonte: Sole24ore

 



Ti potrebbe interessare:


Reply