Parlare di “morte” nel mondo informatico-digitale è spesso controverso. La fine della vita di un formato, di un sistema operativo o di programma, coincide con la decisione degli sviluppatori di metterlo da parte, smettendo di migliorarlo e correggerlo.
È ciò che è successo a MP3, il famoso formato audio che ha rivoluzionato il mondo musicale. Questo, però, non significa che il suo utilizzo sia cessato.
Mp3: Formato ancora vivo
Tutt’altro. MP3 è ancora vivo e vegeto e supportato da tutti i lettori in circolazione. Non tutti sanno che i “creatori” di questo formato sono il Fraunhofer Institute for Integrated Circuits.
L’istituto, nel mese di aprile 2017, ha dichiarato di non avere più intenzione di mantenere attivo il progetto Moving Picture Expert Group-1/2 Audio Layer 3. Naturalmente, niente impedisce di continuare a utilizzarlo senza difficoltà, come probabilmente abbiamo fatto fino a ora.
Dichiarare il fine supporto è un passo che avviene per tutte le tecnologie: passate, presenti e future. Anche sui sistemi operativi una casa produttrice decide di abbandonare il supporto. Su tutti Windows Xp ricorderete qualche anno fa.
Si archivia uno standard quando è troppo vecchio per riuscire a stare al passo con i tempi. In altre parole, fa parte del normale ciclo delle cose. Rispetto al fine sostegno di un sistema operativo, dove le minacce possono sfruttare falle non corrette, l’uso di un formato “deceduto” non comporta certo gli stessi rischi.
Continuando a sfruttare MP3 accettiamo semplicemente i suoi “limiti”, pur sapendo che ci sono formati più potenti e migliori. I cambiamenti si sentiranno soprattutto nel medio e lungo termine, quando il numero di nuovi dispositivi che supporterà Moving Picture 3 sarà minore.
È una transizione già vista in passato, quando le musicassette subentrarono ai dischi in vinile e a loro volta i CD mandarono in pensione le audiocassette.
Mp3: La nascita di un mito
MP3 viene sviluppato intorno agli anni ’80, trovando la sua concreta applicazione nel decennio tra il 1990 e il 2000. Questo formato ha sancito la possibilità di ascoltare musica riducendo il peso dei file, rendendoli così trasmissibili online.
Naturalmente ha richiesto l’accettazione di compromessi, soprattutto a livello qualitativo. Essendo un formato di compressione, più la dimensione del brano diminuisce, maggiori sono le rinunce in termini di qualità che dobbiamo sopportare.
Con l’avvento di Internet nell’uso quotidiano, MP3 è diventato il portabandiera della rivoluzione digitale. Nonostante i limiti di velocità del tempo, con un modem 56K si potevano scaricare canzoni in MP3 con bitrate a 128 kbit/s in qualche minuto.
Questa innovazione portò così allo sviluppo di programmi per la condivisione anche illegali di canzoni. Su tutti come non ricordare i vari servizi nati in quegli anni tra cui:
- Napster
- WinMX
- KaZaA
Fu allora che cominciò la battaglia tra major discografiche e Internet, quest’ultimo messo alla gogna come il principale vettore per ledere i diritti d’autore degli artisti.
Il dopo MP3: AAC
Il futuro dei file audio, per il dopo MP3, si chiama AAC. Il formato Advanced Audio Coding (AAC) è un formato di compressione audio creato dal consorzio MPEG e incluso ufficialmente negli standard MPEG-2 ed MPEG-4. AAC in genere può fornire una migliore qualità audio a parità di fattore di compressione rispetto al predecessore.
Pur riprendendone i principi di compressione a favore di un minor peso, non incide allo stesso modo sulle caratteristiche. Basta pensare che con un file di identica qualità, AAC è in grado di diminuirne le dimensioni del 33%.
C’è poi AAC+, un ulteriore miglioramento che garantisce proprietà superiori di circa quattro volte rispetto allo stesso standard AAC.







