Al giorno d’oggi, tantissimi giovani usano sui social e in rete la parola blastare. Con le nuove tecnologie sono infatti nati neologismi che sono entrati nella nostra quotidianità e ci sembrano famigliari. Ma non per tutti. Chi non fa parte della generazione Z o alpha, no sa cosa vuol dire questo termine. Scopriamolo insieme.
Blastare, cosa significa: la definizione del termine
Con la nascita dei social network, si sono moltiplicate le possibilità di interagire con le altre persone. Basta infatti un’immagine o un video di pochi secondi ben raggiungere utenti che si trovano dall’altra parte del mondo. Spesso però sotto a un post nascono anche delle discussioni tra chi la pensa in modo diverso. Non tutti sono educati e possiamo imbatterci anche in persone che usano i social per riversare tutto il loro odio, i cosiddetti haters. Si tratta di leoni da tastiera che vomitano violenza nascosti dietro uno schermo. Quando i toni si fanno accesi e uno mostra una certa superiorità intellettuale, ecco entrare in scena il termine blastare.
Secondo la definizione che ne dà la Treccani:
“Nel gergo giovanile e nella lingua colloquiale dei frequentatori assidui dei siti di relazione sociale in Rete, distruggere, far saltare in aria; per estensione, attaccare e zittire l’interlocutore dall’alto di una presunta superiorità intellettuale e morale“.
Si tratta quindi di attaccare, deridere o zittire, con violenza e pubblicamente (inteso anche tramite i social network) chi ha detto una sciocchezza e si trova in una posizione di debolezza. L’etimologia della parola deriva dal verbo inglese to blast, ‘far esplodere, far brillare, distruggere, far saltare in aria’, a cui viene aggiunta la desinenza -are della prima coniugazione. Insomma si fanno ‘saltare in aria’ le credenze altrui.
Origine del termine
La prima attestazione in assoluto del termine, con un significato simile a quello odierno, è addirittura del 1988. Si trattava della copertina del periodico dedicato ai videogiochi ZZap in cui si legge: “Blastiamoli vivi!”. Nel 1993, troviamo il verbo nel testo di un brano degli Articolo 31 dal titolo “Strade di città” in cui si dice: “blastano la gabbia!“. Successivamente sono nati diversi gruppi su Facebook dedicati al giornalista Enrico Mentana che ‘blasta laggente‘.












