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Come fare per non pagare il Canone Rai | Sentenza della Commissione Tributaria del Lazio

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Di tutte le tasse che pagano gli italiani certamente il canone rai è quella meglio digerita. Da sempre legata al possesso del semplice apparecchio, è vista da molti come un obbligo al quale non si può sfuggire o quasi. La norma di recesso dal canone è assurda ed obsoleta, perché risalente a un periodo storico in cui c’era una tv ogni 50 utenti e gli unici canali erano quelli Rai, ma è stata superata da una pronuncia di una Commissione con un anelito di libertà. Una sentenza della Commissione Tributaria del Lazio(sentenza 597/2013) dice che chi non vuole pagare il Canone Rai di quest’anno e degli anni successivi deve inviare alla televisione di Stato la richiesta di oscuramento delle reti Rai. 

Con questa domanda di rinuncia, la Rai è costretta a oscurare le proprie reti all’utenza da cui è arrivata la richiesta: dunque viene meno anche l’obbligo per il cittadino a pagare il canone della Rai. Secondo i giudici, quindi, la cartella del contribuente relativa al pagamento del canone Rai doveva essere annullata, visto che questi ha chiesto l’oscuramento delle reti. Inviata la richiesta, il cittadino ha smesso di pagare il canone mentre dalla Rai non era arrivata nessuna risposta.

Quando si trovato davanti la cartella del fisco relativa ai mancati pagamenti del canone, il contribuente l’ha impugnata e alla fine ha ottenuto ragione dai magistrati.

Ricordiamo amici lettori che la legge che inseriva la tassa (il canone appunto) risale nel lontano 1938, ai tempi di Mussolini, quando la televisione trasmetteva soltanto i canali della Rai. Sono passati più di 70 anni e ancora il Parlamento italiano non ha posto rimedio ad una legge che molti addetti ai lavori definiscono assurda.

Che ne pensate?

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CEO e fondatore del sito Chiccheinformatiche. Appassionato da anni all’informatica, è un programmatore esperto con la passione per le novità e gli aggiornamenti. Diplomato presso l’ITIS, vanta la realizzazione di software e applicazioni per computer e dispositivi mobili. Con una comprovata esperienza nell’ambito dei sistemi di rete, è esperto anche in hardware e installazioni di network. Oltre all’informatica ha un’altra grande passione, il calcio, che coltiva allenando una squadra di categoria dilettante con enormi soddisfazioni.

7 Commenti

  1. Putroppo, e mi rincresce dirlo, il sig. Pierangelo ha ragione, una sentenza del TAR non fa legge, non è un precedente, lascia il tempo che trova, e quindi se detieni un apparecchio radiotelevisivo devi abbonarti e pagare il “canone” art. 1 del RD 246/38. Che poi sia tassa di proprietà o canone, non importa tu devi pagare altrimenti, se vuoi interrompere il rapporto devi attenerti a quanto riportato nell’art. 10 dello stesso R.D. quindi denunci attraveso raccomandata con ricevuta di ritorno la tua volontà di non volere più usufruire delle radioaudizioni, paghi per le spese dell’operazione, poi fai racchiudere l’apparecchio in apposito involucro in modo da impedirne il funzionamento e sei a posto, puoi tenere il saccone di iuta con tv incorporato come soprammobile. Basta non c’è altro da fare.
    Possiamo fare tutti i discorsi che vogliamo, l’unico modo legale per abrogare questo balzello, trattandosi di R.D., è un referendum voluto da noi cittadini, ma dobbiamo raccogliere 500 mila firme e poi non dobbiamo fare come al solito quando siamo chiamati alla urne ce ne sbattiamo i …… .
    La volontà deve esssere nostra perchè certamente i parlamentari non sosterranno mai un simile referendum,esclusi alcuni, ma perchè tirano l’acqua al mulino di chi li paga o li ha messi lì. Come del resto i consigli regionali. Se non siamo all’atezza di fare ciò, di nostra iniziativa, continuiamo a pagare e stiamocene zitti.
    Qualcuno potrebbe dire che non usufruisce delle frequenze RAI e quindi non pago il canone, ma come si evince dall’azione eseguita con l’attuazione dell’art. 10 colui che viene a imbustare non agisce sulle frequenze, ma ti “sequestra” l’apparecchio attraverso il quale usufruisci delle frequenze RAI. E quin nasce la domanda ma pago il canome per usufruire delle frequenze RAI o pago una tassa di possesso? Certamente nel 38 c’era la RAI, carrozzone dello stato e tutto finiva li. Oggi ci sono + televisioni, + stazioni radio e via dicendo, la tecnologia ci permette di fare ciò che vogliamo e quindi di escludere o di implementare frequenze, basta che io paghi e quindi basterebbe agire sul decoder per eliminare le frequenze non volute, ma a questo punto mamma RAI salterebbe e chi succhia alle sue gonfie mammelle che farebbe?. E’ da ricordare che la RAI oltre al canone riscuote la pubblicità dalle ditte, mentre tutte le altre tv riscuotono solo la pubblicità e basta.
    Una azione democratica sarebbe quella di pagare di ciò che usufruisci e quindi se vuoi vedere i programmi di qualsiasi tv paghi, ma è una libera e democratica scelta, non è certamente un obbligo.
    Quindi signori non vogliamo pagare la RAI, referendum popolare.
    Armiamoci e partiamo altrmenti sono soltanto parole

  2. Rimane però il fatto che il Tar ha sancito (salvo leggere meglio la sentenza) la legittimità del non pagamento a fronte di una richiesta di oscuramento delle reti presso la propria abitazione – E questp è dato certo.
    Incerta invece è la “tassa di possesso” che non so a quale fonte legislativa attiene e da quale norma nasca ( se non dal R.D. di cui detto). C’è o non c’è tale norma ? Mi pare quindi strano che – in presenza di una tale norma – il Tar del Lazio abbia potuto sentenziare il contrario.
    In buona sostanza cerchiamo di approfondire bene le cose prima di dichiarare che si pubblicano solo “cretinate”, perchè – salvo prova contraria , mi ripeto – le “cretinate le sta dicendo proprio che dice che “altri dicono cretinate”.

    Roberto

    • Egregio Signor Roberto, io continuo e continuerò a denominarle “cretinate” anzi aggiungo anche “non controllate” poichè è si vero che il TAR del Lazio ha sancito quanto da lei indicato, ma SOLO perchè la RAI NON AVEVA RISPOSTO ALLA RICHIESTA DEL CONTRIBUENTE, ma questo non fa assolutamente testo in quanto stiamo tranquilli tutti quanti che la RAI alla prossima richiesta di oscuramento risponderà negativamente e allora non vi sarà nessun TAR che potrà procedere come accaduto.

  3. Come al solito si pubblicano un sacco di notizie “bufale”! Diventando una “tassa di possesso” non vi è nulla da poter fare, pagare e basta (unico modo di non pagare è quello di farsi piombare, in un sacco di nailon, i televisori presenti in casa). E’ come se avendo l’automobile e dichiarando che si usa solo in una proprietà privata si potesse escludere il pagamento della “tassa di possesso”. Per quanto concerne invece la “legge” del 1938, primo non era una legge ma un Regio Decreto e secondo la televisione arrivò in Italia ben 16 anni dopo, il Regio Decreto n. 246 del 21/02/1938 si riferiva alle “radioaudizioni”. Quindi sarebbe opportuno non pubblicare “cretinate” in rete, di cretinate ne leggiamo già molte, inutile aumentarne la quantità!

  4. Ma vorrei chiedere, allora perché la tassa é diventata di possesso di un dispositivo, se é possibile chiedere l’oscuramento,Non é stata aggirata la motivazione di pagamento, E quindi cambiata la motivazione?

  5. Per la precisione le trasmissioni TELEVISIVE sono iniziate in Italia nel 1954, la legge, inizialmente varata durante il regime fascista, si riferiva al possesso di apparechi radiotelegrafici i soli esisitnti in commercio negli anni 30 e 40. Dopo la 2^ G.M. il regime democristiano fu ben felice nel conservarla e ampliarne le prescrizioni agli apparecchi TV. Anche durante la cosiddetta 2^ repubblica il regime telecratico, pur se a parole era restio a farla pagare a tutti i cittadini, fu ben felicee di conservarla e ampiarla.

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