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Come cambiano le abitudini di informazione degli italiani nel 2025

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Nel 2025 il modo in cui gli italiani cercano notizie appare sempre più frammentato, ma anche più consapevole. Accanto alle fonti tradizionali resistono i Tg, mentre social, reel e contenuti brevi entrano a pieno titolo nel consumo quotidiano di informazione. Il quadro che emerge dal nuovo rapporto Censis sulla comunicazione racconta un pubblico attento, selettivo e spesso diffidente, che alterna abitudini consolidate e nuove modalità di accesso ai fatti.

Tra chi usa i social, sette italiani su dieci includono anche i reel nell’ecosistema informativo. Eppure il giudizio resta diviso: per molti sono contenuti rapidi e utili, ma per altri rischiano di semplificare troppo. La stessa ambivalenza riguarda i meme, che una parte consistente della popolazione non riconosce ancora come forma comunicativa. Nel frattempo, le fonti più tradizionali restano centrali, anche se non mancano segnali di calo e di trasformazione nelle preferenze degli utenti.

Informazione e social: la parola chiave è informazione digitale

Il rapporto Censis 2025 mostra che l’informazione digitale non sostituisce del tutto i media classici, ma li affianca e in alcuni casi li mette sotto pressione. I Tg restano la fonte più usata, con il 43,9%, anche se in diminuzione. Facebook si ferma al 33,1% e i motori di ricerca al 23,2%, sostanzialmente stabili. In flessione anche i siti di informazione e le televisioni all-news, mentre tengono meglio Instagram e TikTok, che confermano la loro capacità di intercettare soprattutto i più giovani.

Il dato più interessante non riguarda solo la popolarità delle piattaforme, ma il rapporto di fiducia che gli italiani costruiscono con esse. Il 66,4% dichiara di verificare sempre, spesso o a volte la veridicità delle notizie diffuse dai media principali. Allo stesso tempo, il 59,5% afferma di cercare di evitare di informarsi attraverso i media più diffusi, mentre il 58% legge come vengono riportate le notizie per individuare possibili interpretazioni ideologiche. È il segno di un pubblico che non si limita a ricevere contenuti, ma li osserva con spirito critico.

Tra reel, meme e fonti alternative cresce la selettività

L’uso dei reel come veicolo di notizie è ormai ampio: il 23,6% li considera superficiali, ma per altri rappresentano un formato più immediato, coinvolgente o accessibile. Anche i meme entrano nel dibattito sull’informazione, soprattutto tra i più giovani, dove possono diventare uno strumento per intercettare temi di attualità, cultura e politica. Il 22,6% degli italiani racconta di essersi imbattuto in un meme capace di svelare una notizia, con una quota che sale tra gli under 30.

In parallelo cresce l’attenzione verso voci indipendenti e interpretazioni diverse. Il 60,6% si informa, almeno a volte, su temi di cui i media principali parlano poco o niente, mentre il 64,6% verifica le notizie provenienti da fonti alternative. Quasi la metà degli italiani segue autori specializzati perché condivide la loro visione del mondo, e oltre la metà usa i social per cercare chiavi di lettura non allineate. Resta però contenuto il numero di chi paga per informazione indipendente: solo il 25,5%.

La sfida dell’IA nell’informazione quotidiana

Un altro passaggio cruciale riguarda l’intelligenza artificiale. La maggioranza degli italiani, il 61,6%, non si sentirebbe a proprio agio a informarsi con un mezzo interamente generato dall’IA. Tra i favorevoli, il 30,1% accetterebbe solo con supervisione umana, mentre una minoranza del 8,3% sarebbe disponibile anche a contenuti completamente automatizzati. Le paure principali sono chiare: disinformazione, fake news e perdita della qualità umana del prodotto giornalistico.

Il rapporto segnala dunque un Paese che non rifiuta le novità, ma pretende garanzie. Gli italiani sembrano pronti a usare strumenti nuovi, purché non venga meno il controllo sulla qualità e sull’affidabilità delle notizie. La vera sfida, per media e piattaforme, sarà proprio questa: coniugare velocità, accessibilità e verifica, senza perdere il valore dell’informazione costruita da persone e non solo da algoritmi.

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CEO e fondatore del sito Chiccheinformatiche. Appassionato da anni all’informatica, è un programmatore esperto con la passione per le novità e gli aggiornamenti. Diplomato presso l’ITIS, vanta la realizzazione di software e applicazioni per computer e dispositivi mobili. Con una comprovata esperienza nell’ambito dei sistemi di rete, è esperto anche in hardware e installazioni di network. Oltre all’informatica ha un’altra grande passione, il calcio, che coltiva allenando una squadra di categoria dilettante con enormi soddisfazioni.

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