L’intelligenza artificiale sta imparando a scrivere sempre meglio, ma non è ancora perfetta nel mimetizzarsi. Un nuovo studio di Graphite mostra che i modelli linguistici più avanzati continuano a lasciare impronte riconoscibili: piccole ripetizioni, formule preferite e abitudini stilistiche che li distinguono dai testi umani.
Tra gli esempi più curiosi c’è Claude Opus 5.5, che ripete l’espressione “this matters” molto più spesso di una persona. Lo studio ha individuato anche migliaia di costruzioni ricorrenti, usate dai modelli almeno due volte più spesso rispetto alla prosa scritta da esseri umani. In pratica, i chatbot hanno cambiato volto, ma non hanno smesso di avere i loro tic.
Claude e GPT: i tic linguistici dell’AI
Graphite ha analizzato 10.000 articoli pubblicati prima dell’arrivo di ChatGPT, quindi scritti interamente da esseri umani. Poi ha chiesto ai modelli di riscriverli partendo solo dai riassunti, per evitare che si limitassero a copiare il testo originale. Il confronto ha fatto emergere un dato interessante: l’AI non solo tende a usare certe formule con maggiore frequenza, ma sviluppa anche uno stile proprio, riconoscibile quasi come una firma.
Nel caso di Claude Opus 5.5, il termine “dependable” compare 23 volte più spesso rispetto ai testi umani, mentre la formula “this matters” arriva a 116 volte di più. Anche frasi come “why X matters” risultano molto più frequenti del normale. Il modello sembra preferire strutture che enfatizzano l’importanza di un tema, quasi ogni volta che prova a spiegare qualcosa.
Astra e la prudenza eccessiva di OpenAI
Se Claude insiste sull’enfasi, Astra di OpenAI adotta un approccio diverso: più prudente, più sfumato, quasi evasivo. Secondo lo studio, il modello ricorre spesso a espressioni come “può offrire” o “potrebbe fornire”, evitando formulazioni troppo dirette. Anche quando deve chiarire un concetto, tende a correggere un errore che non c’era o a proporre alternative superflue, con un uso molto superiore alla media umana.
Questa tendenza rende il testo più cauto, ma anche meno naturale. L’effetto finale è un linguaggio corretto, ordinato e apparentemente equilibrato, che però mostra una cautela quasi eccessiva. È un altro modo con cui l’AI si rende riconoscibile: non per ciò che dice, ma per come decide di non dirlo fino in fondo.
Il trattino lungo scompare, ma i segnali restano
Uno dei cambiamenti più evidenti riguarda il trattino lungo, ormai usato molto meno dai modelli rispetto al passato. Opus 5.5 lo impiega il 99% in meno, mentre Astra riduce drasticamente il suo uso rispetto ai testi umani. Anche Gemini 3.1 Pro lo ha quasi eliminato. Sembra una vittoria dei laboratori, ma Graphite invita alla prudenza: i tic non spariscono davvero, si spostano soltanto.
Secondo Greg Druck, chief AI officer della società, i modelli stanno seguendo strade diverse. Claude si avvicina progressivamente al modo di scrivere degli esseri umani, mentre GPT tende ad allontanarsene. Le promesse dei produttori parlano di maggiore naturalezza e chiarezza, ma la realtà è che controllare in modo perfetto lo stile di un modello gigantesco resta difficilissimo. E qualche abitudine, prima o poi, finisce sempre per emergere.
