Se lo spazio libero sul disco diminuisce senza spiegazioni, la causa potrebbe non essere un programma pesante o un aggiornamento di sistema. In alcuni casi, il responsabile è proprio Chrome, che su diversi computer scarica in silenzio un modello AI locale di dimensioni notevoli. La scoperta è stata segnalata da That Privacy Guy, che ha documentato la presenza di un file da quasi 4 GB installato senza un consenso esplicito dell’utente. Il download avviene in background e, secondo le verifiche riportate, il modello viene ripristinato automaticamente anche dopo la rimozione manuale.
Chrome scarica un modello AI da 4 GB: cosa sta succedendo
Il file individuato si chiama weights.bin ed è collocato in una cartella interna di Chrome dedicata al modello on-device. In pratica, il browser conserva localmente una componente necessaria a far funzionare alcune funzioni basate sull’intelligenza artificiale, senza dover inviare tutto a un server remoto.
Il percorso segnalato è quello tipico delle installazioni su Windows, ma il comportamento risulta presente anche su macOS, Linux e ChromeOS, a condizione che il dispositivo rispetti i requisiti previsti. Il tutto sarebbe attivo a partire dalla versione 147 di Chrome, con riscontri anche sulla 148.
La questione non riguarda solo il peso del file, ma soprattutto la mancanza di trasparenza: molti utenti potrebbero non accorgersi del download, pur trovandosi improvvisamente con diversi gigabyte occupati sul disco. E, proprio perché il file viene ricreato in automatico, eliminarlo manualmente non risolve il problema.
A cosa serve il modello locale
Questo download è legato alle funzionalità di Gemini Nano, il modello AI che Chrome utilizza per eseguire alcune operazioni direttamente sul dispositivo. Tra gli esempi citati c’è Help me write, la funzione che aiuta nella generazione di testi senza dover ricorrere a elaborazioni online continue.
Dal punto di vista tecnico, l’approccio ha una sua logica: elaborare in locale può migliorare velocità e privacy, oltre a ridurre la dipendenza da connessioni esterne. Tuttavia, un’operazione del genere dovrebbe essere comunicata con chiarezza, soprattutto quando comporta un impatto così evidente sullo spazio di archiviazione.
Come disattivarlo e perché serve cautela
Per impedire che Chrome riscarichi il modello bisogna intervenire sui flag interni del browser, una strada non immediata per chi non ha dimestichezza con queste impostazioni. Il riferimento è a chrome://flags/#optimization-guide-on-device-model, dove si trova l’opzione legata all’optimization guide on device.
Google, al momento, non ha fornito chiarimenti completi sul comportamento osservato. Nel frattempo, è consigliabile procedere con prudenza: disattivare queste funzioni potrebbe influire su strumenti che verranno introdotti in futuro o su caratteristiche già in fase di test. La vicenda mette comunque in evidenza un punto essenziale: quando un browser occupa diversi gigabyte senza avvisare, l’utente dovrebbe poterlo sapere e decidere in modo consapevole.











