ChatGPT continua a far parlare di sé. Dopo aver stupito il mondo con la possibilità di trasformare qualsiasi immagine in un’opera in stile Ghibli, l’ultimo aggiornamento del chatbot firmato OpenAI apre ora un fronte ben più delicato: la generazione di scontrini e ricevute fittizie, estremamente realistici.
Grazie alle nuove funzionalità introdotte, l’intelligenza artificiale è oggi in grado di scrivere testo leggibile direttamente nelle immagini. Questo rappresenta un enorme passo avanti rispetto ai limiti delle precedenti versioni e spalanca le porte a utilizzi creativi… e potenzialmente fraudolenti.
Scontrini AI con ChatGpt: un fenomeno virale tra creatività e truffa
Secondo fonti come TechCrunch e Geopop, sui social stanno già circolando esempi di scontrini generati con ChatGPT. Non solo sono convincenti: vengono creati con piegature digitali, macchie di cibo o vino, proprio per sembrare usati. Una trovata che ha il sapore dell’arte, ma che può rapidamente sfociare in abuso.
Immaginate il rischio: qualsiasi utente può creare da zero ricevute false con logo del locale, voci dettagliate, prezzi e valuta, con una precisione tale da trarre in inganno anche gli occhi più esperti. E sebbene GPT-4o (l’attuale modello) possa ancora commettere errori nei calcoli, questi possono essere corretti facilmente con input più accurati o semplici operazioni di fotoritocco.
Rischi e implicazioni legali: quando l’AI diventa pericolosa
Il pericolo è tangibile: dalle frodi sui rimborsi spese alla produzione di prove false, la tentazione di utilizzare questa tecnologia per scopi illeciti è altissima. E tutto questo accade mentre il dibattito su proprietà intellettuale e copyright legati all’intelligenza artificiale è più acceso che mai.
La generazione di scontrini fittizi da parte di ChatGPT è solo l’ultima dimostrazione di quanto velocemente l’AI stia evolvendo. Una tecnologia pensata per scopi didattici, creativi o professionali può diventare un’arma a doppio taglio se usata con finalità scorrette.
Il chiarimento di OpenAI
OpenAI, da parte sua, ha chiarito che tutte le immagini generate tramite ChatGPT contengono metadati C2PA, uno standard pensato per indicare se un contenuto è stato creato con l’ausilio dell’intelligenza artificiale. A confermarlo è Taya Christianson, portavoce dell’azienda, rispondendo a una richiesta di chiarimenti da parte di TechRadar:
«Monitoriamo attentamente le immagini generate sia all’interno che all’esterno della nostra piattaforma. Utilizziamo strumenti interni per verificare che siano frutto dei nostri prodotti e interveniamo quando rileviamo violazioni delle nostre policy. Impariamo costantemente dall’utilizzo reale e dai feedback degli utenti, e continueremo a migliorare le nostre politiche per bilanciare libertà creativa e prevenzione degli abusi. Tutte le immagini includono metadati C2PA che segnalano la loro origine AI».
Tuttavia, come evidenziato da Geopop, questi metadati possono essere rimossi durante il processo di esportazione o modifica dell’immagine. Il che rende molto più difficile distinguere uno scontrino generato artificialmente da uno autentico.
Interpellata anche da TechCrunch, OpenAI ha ribadito di voler garantire agli utenti la massima libertà creativa. Anzi, ha persino suggerito che gli scontrini generati con ChatGPT potrebbero trovare applicazioni positive, ad esempio nell’educazione finanziaria.
Una risposta che, per molti osservatori, suona più come una schivata elegante che come una vera presa di posizione










