Negli ultimi mesi sono aumentate le telefonate di presunti operatori dell’energia che sembrano sapere davvero troppo: nome dell’intestatario, indirizzo, fornitore attuale e perfino codice POD o PDR. Non si tratta del solito spam, ma di chiamate costruite per sembrare credibili e spingere l’utente a fidarsi.
Il punto è proprio questo: come fanno i call center energia a conoscere dettagli così precisi? Dietro queste telefonate c’è spesso una filiera opaca fatta di database commerciali, subappalti, vecchi consensi, accessi impropri e attività di profilazione che trasformano le utenze in contatti ad alto valore commerciale.
Call center energia e dati delle utenze: perché circolano così facilmente
Nel mercato libero dell’energia ogni contratto può generare guadagni continuativi, quindi i dati delle utenze valgono moltissimo. Informazioni come intestatario, indirizzo, tipologia di offerta, storico dei cambi e codici tecnici servono a costruire telefonate estremamente convincenti, soprattutto quando chi chiama finge di essere un ufficio tecnico o un soggetto legato alla distribuzione.
Questi dati non arrivano quasi mai da un’unica fonte. Più spesso passano da comparatori online, campagne marketing, moduli compilati anni prima, database rivenduti più volte e reti commerciali poco trasparenti. Anche chi è iscritto al Registro Pubblico delle Opposizioni può ritrovarsi bersagliato da chiamate se i numeri circolano in circuiti non leciti o se l’origine del contatto è stata arricchita con altri archivi.
Da dove arrivano davvero le informazioni
Una parte delle informazioni può derivare da vecchi consensi, richieste di preventivo, promozioni attivate in negozio o moduli compilati online senza leggere fino in fondo l’informativa. A questo si aggiunge il data enrichment, cioè l’incrocio tra più database: un archivio ha il numero, un altro l’indirizzo, un altro ancora il POD o il nome. Il risultato è una scheda cliente molto dettagliata, utile per il teleselling aggressivo.
In altri casi il problema nasce da accessi impropri ai sistemi commerciali o da esportazioni illecite lungo la filiera energetica. Agenzie, broker, subappaltatori e call center possono trovarsi a gestire liste di contatti che non avrebbero dovuto circolare così liberamente. Per questo alcune chiamate sembrano conoscere dati “vivi”, aggiornati di recente, come un cambio fornitore o un dettaglio tecnico dell’utenza.
Come difendersi dalle chiamate ingannevoli
La prima regola è non confermare mai dati personali al telefono. Anche una semplice risposta può rendere il contatto più prezioso e alimentare ulteriori passaggi commerciali. Se chi chiama insiste, conviene chiedere ragione sociale completa, partita IVA, titolare del trattamento, origine dei dati e base giuridica del contatto. Chi opera in modo corretto dovrebbe saper rispondere con chiarezza.
È utile anche mantenere un atteggiamento fermo: non dire “sì” in modo affrettato, non accettare offerte al volo e, se necessario, chiedere l’invio dell’informativa via PEC. Le nuove tecniche di spoofing rendono i numeri ancora più credibili, ma proprio per questo bisogna trattare ogni chiamata con prudenza. Nel settore energia il vero vantaggio è di chi fa domande precise, non di chi si lascia guidare dallo script del call center.












