Bollette a 28 giorni, governo conferma lo stop

Il decreto fiscale votato proprio ieri dal govero e trasformato in legge contiene, tra gli altri provvedimenti, la fine della fatturazione delle bollette a 28 giorni, ma solo fra 4 mesi visto che è stato previsto un tempo “tecnico” per permettere a tutti gli operatori di adeguarsi. Questa pratica, contestata (giustamente) in massa da tutti i consumatori e bocciata anche dall’Autorità Garante delle Comunicazioni, da ieri è finalmente dichiarata illegittima.

Stop alle Bollette a 28 giorni

Il sito adiconsum, che si occupua di difesa dei consumatori e dell’ambiente, ha riepilogato in maniera chiara e sintetica quali sono le bollette che non potranno più essere fatturate ogni 28 giorni, ma ogni mese o multipli di 1 mese.

Il sito ha aggiunto anche alcune domanda che ci poniamo noi consumatori a riguardo. Ma andiamo per gradi. Prima di tutto quali saranno le bollette che non potranno essere più fatturate ogni 28 giorni?

Eccole:

  • bollette per il telefono fisso
  • bollette per il telefono mobile
  • bollette per servizi di comunicazione elettronica (internet)
  • bollette per la pay-tv

Quali sono le bollette escluse?

Tutte quelle che riguardano promozioni con durata inferiore al mese e non rinnovabili. C’è l’eccezione, quindi, delle offerte promozionali, che potranno avere scadenze inferiori.

Standard minimi della bolletta

La fatturazione dovrà rispettare degli standard minimi che saranno indicati agli operatori dall’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM). Per cui s’attende una regolamentazione anche da parte di questo ente.

Indennizzo forfettario ai consumatori

In caso di violazione degli standard minimi, l’operatore dovrà corrispondere al consumatore un indennizzo forfettario pari a 50 euro, maggiorata di 1 euro per ogni giorno di fatturazione illegittima.

Sanzioni agli operatori

In caso di mancato adeguamento della fatturazione da parte degli operatori(potrebbe accadere), una volta decorso tale termine, saranno comminate le sanzioni previste dal Codice delle comunicazioni elettroniche, sanzioni che vanno da un minimo di 240mila euro a un massimo di 5 milioni. Sono state quindi raddoppiate rispetto alle precedenti norme.

Applicazione

Per adeguarsi alla nuova norma, gli operatori hanno 120 giorni (4 mesi) di tempo dalla data di conversione del decreto in legge, cioè dal 30 novembre 2017.




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