Torniamo a parlare di uno dei servizi musicali di streaming più famosi al mondo che quasi probabilmente utilizzate: Spotify, piattaforma di streaming con oltre 40 milioni di utenti. Nello specifico l’applicazione metterebbe a rischio il nostro disco rigido. Ma cerchiamo di capire qualcosa in più del problema
Secondo degli esperti di settore il programma (utilizzato su PC, MAC e sistemi LINUX) scriverebbe dati sul vostro disco rigido, in maniera assolutamente incontrollata, arrivando a caricare oltre 100 GB.
Ciò rappresenta un grave problema soprattutto per i dischi SSD, in quanto il numero elevato di scritture riduce drasticamente la loro vita.
A dire il vero già dal “lontano” giugno sono apparsi i primi allarmi e segnalazioni sul forum ufficiale di Spotify. La società, però, non aveva provveduto ad intervenire in maniera tempestiva e così si è vista arrivare numerose minacce di azioni legali a causa dei danni che gli utenti hanno riscontrato ai propri software.
Ars Technica ha effettuato vari test, confermando il funzionamento anomalo delle app per Windows e Mac.
Secondo l’analisi fatta dal famosissimo sito, in meno di un’ora, Spotify ha scritto fino a 10 GB di dati, anche in idle. Lasciando invece il software in esecuzione, tale quantità di dati supera i 700 GB al giorno.
Il bug sarebbe causato da uno o più file del database del programma legati alla stringa mercury.db
Alcuni utenti hanno proposto delle soluzioni temporanee al problema, ma l’unica soluzione è attendere un aggiornamento ufficiale.
Aggiornamento che, almeno in parte, Spotify ha effettuato. Il colosso dello streaming, infatti, ha fatto sapere che il bug è stato risolto con la versione 1.0.42, attualmente in distribuzione.
Nell’attesa è consigliata la disinstallazione delle applicazioni per evitare la morte prematura degli SSD.






