Anonymous contro i crimini ambientali: Monsanto e Ilva nel mirino del gruppo di hackivisti!

Si evolvono e non solo nelle tecniche utilizzate per bucare siti istituzionali e governativi, anche nei principi ispiratori.

La battaglia intrapresa dal gruppo hacker più famoso del mondo stavolta è contro Monsanto, la multinazionale produttrice di sementi geneticamente modificati: Anonymous si è quindi schierata contro la biogenetica con l’azione internazionale #OccupyMonsanto.

L’azienda di Monsanto si trova a Missouri negli Stati Uniti e da anni opera ricerche su Ogm sperimentandoli su ratti e topi; il gruppo Anonymous sostiene che l’azienda è responsabile della diffusione di alcuni batteri e di colture altamente tossiche da cui si sono generati insetti resistenti ai pesticidi.

L’accusa è grave, soprattutto perchè la diffusione di questi organismi metterebbe in pericolo, a lungo termine, la sopravvivenza di alcune specie di animali, distruggendo interi ecosistemi. Ovviamente, come prima mossa, il gruppo di “hackivisti” ha messo fuori uso il sito della Monsanto e in secondo luogo, ha diffuso tutte le proteste raccolte in giro per il mondo sul sito http://occupy-monsanto.com/genetic-crimes-unit.

Nel comunicato diffuso sul web hanno così motivato le loro azioni:

“Con questa operazione vogliamo mettere sullo stesso piano Monsanto e un’organizzazione mondiale che ci è stato insegnato ad apprezzare: WWF.Intendiamo lottare contro quelli che sono veri e propri misfatti internazionali che vedono protagonisti enti governativi ed ONG create e sovvenzionate da multinazionali e Stati, finalizzate ad accrescere un senso civico indirizzato a coprire con la coltre della moralità le azioni umane più indegne”.

La Monsanto non si è ritrovata nell’occhio del ciclone per la prima volta: un’azienda di tabacco argentina l’aveva già denunciata per i disturbi e le deformità dei figli in seguito all’utilizzo di pesticidi e fertilizzanti commercializzati dalla stessa azienda.

Gli Anonymous sono attualmente “impegnati” in un altro caso di crimine ambientale: hanno infatti con la stessa strategia, intrapreso la #OperationGreenRights contro un’azienda di Taranto, l’ILVA, colpevole di emettere sostanze inquinanti nell’ambiente. Nel documento pubblicato sul collegamento http://pastebin.com/RrcF5RqW sono riportate le emissioni di furfurano, un contaminante ambientale persistente di tipo organico che decade naturalmente in benzofurani policlurati, i quali son associabili alle diossine.




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